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	<title>donne &#8211; Imperoland</title>
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	<description>È Divertente Fare l&#039;Impossibile!</description>
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		<title>La sceneggiatrice de La Bella e la Bestia è stanca della definizione di &#8220;donna forte&#8221;</title>
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				<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 17:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso degli anni, <strong>Linda Woolverton</strong> ha contribuito alla creazione di tantissimi indimenticabili film Disney: è <strong>la sceneggiatrice de La Bella e la Bestia</strong> (sia 1991 che il remake del 2017), <strong>Il Re Leone</strong>, e più recentemente dei live action <strong>Alice in Wonderland</strong> e <a href="http://imperoland.it/angelina-jolie-e-michelle-pfeiffer-maleficent/"><strong>Maleficent</strong> </a>e dei rispettivi sequel. Se c&#8217;è un tratto che unisce tutte le sue produzioni per Disney è sicuramente la presenza di personaggi femminili forti e indipendenti, eppure la sceneggiatrice ha recentemente dichiarato di non amare affatto la definizione di <em><strong>&#8220;strong female character&#8221;</strong></em>, ovvero di &#8220;personaggio femminile forte&#8221;, anzi, di esserne a dir poco stufa.</p>
<p><em>&#8220;È un termine troppo riduttivo. Che cosa significa? Per me una donna forte è colei che agisce sul mondo, che lo modifica, che non è una vittima e non viene sopraffatta, oppure che quando viene sopraffatta riesce a prendere le redini della situazione e cambiarla a suo favore. Sono donne che guardano al mondo in maniera interessante, forse in maniera diversa rispetto a tutti gli altri. Questo rende una donna forte sia che lo dimostri a parole, sia che lavori attivamente per portare il cambiamento ma senza proclamarlo a gran voce. Ci sono tantissimi modi interessanti per descrivere le donne a parte &#8220;forte&#8221;&#8221;.</em></p>
<p>Per Woolverton, che è stata <strong>la prima sceneggiatrice in assoluto</strong> a scrivere per Disney Animation, il passo successivo è <strong>dare più spazio alle donne nel cinema</strong>: <em>&#8220;Ora che abbiamo fatto progressi e ci siamo resi conto che possiamo realizzare ciò che vogliamo, facciamolo. Non ripetiamo il passato, non possiamo semplicemente prendere un protagonista maschile e sostituirlo con una donna e dire che va bene così. Penso che ora il sentimento comune sia </em>&#8220;Wow, possiamo avere eroine donne che volano, sparano raggi laser, distruggono edifici così come hanno sempre fatto gli uomini!&#8221; <em>&#8211; è fantastico, ma secondo me diventerà presto noioso se non aggiungiamo qualcosa, se non parliamo della verità su noi stesse&#8221;.</em></p>
<p>E a proposito di rivoluzione, Woolverton ricorda <strong>il suo importante contributo al live action Alice in Wonderland</strong>, per il quale è stata la prima sceneggiatrice ad essere inserita nei credits di un blockbuster senza un co-sceneggiatore uomo. <em>&#8220;Non è un record che voglio mantenere, portatemelo via! Spero di aver soltanto sfondato la porta per permettere alla marea di entrare. La cosa migliore che ha dimostrato Alice è che una protagonista femminile poteva portare grandi incassi, e questo ha cambiato tutto. Per me, più che i numeri &#8211; perché di certo io non ho guadagnato un miliardo di dollari &#8211; l&#8217;importante proprio questo, che gli studios si sono resi conto che potevano scommettere sulle donne&#8221;.</em></p>
<p><a href="https://www.indiewire.com/2019/10/linda-woolverton-disney-screenwriter-lion-king-beauty-beast-maleficent-1202182354/">Cliccate qui per leggere l&#8217;intervista completa su IndieWire.</a></p>
<p>Che ne pensate di queste dichiarazioni della sceneggiatrice de La Bella e la Bestia? Siete d&#8217;accordo con lei nel volere una maggiore varietà nella rappresentazione delle donne al cinema?</p>
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		<title>Dream Big Princess, il nuovo progetto Disney mette al centro le aspiranti registe</title>
		<link>http://imperoland.it/dream-big-princess-il-nuovo-progetto-disney-mette-al-centro-le-aspiranti-registe/</link>
				<pubDate>Thu, 12 Jul 2018 13:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>Lanciata nel 2016, la campagna Dream Big Princess (in italiano Sogna in grande principessa) si è concentrata sull&#8217;esaltare il girl power attraverso l&#8217;esempio delle principesse Disney, ognuna dotata di una&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://imperodisney.com/2016/02/11/dream-big-princess-il-nuovo-emozionante-spot-disney-rivolto-a-tutte-le-bambine/">Lanciata nel 2016</a>, la campagna <strong>Dream Big Princess</strong> (in italiano <em>Sogna in grande principessa</em>) si è concentrata sull&#8217;esaltare il <strong>girl power</strong> attraverso l&#8217;esempio delle principesse Disney, ognuna dotata di una particolare caratteristica che la rende forte e determinata nel realizzare i suoi sogni.</p>
<p>La campagna inaugura ora quello che rappresenta il passo successivo per raggiungere l&#8217;obiettivo di valorizzare le &#8220;principesse&#8221; di tutto il mondo. Dream Big Princess sta per diventare infatti un progetto a livello globale che si occuperà di mettere al centro le <strong>aspiranti filmmaker donne</strong> attraverso la <strong>realizzazione di cortometraggi</strong> che la Disney distribuirà poi sulle proprie piattaforme.</p>
<p><strong>21 ragazze di tutto il mondo</strong> sono state scelte per partecipare al progetto e hanno già preso parte a un workshop di formazione in compagnia di mentori di Disney, Apple e Summerjax. Ogni aspirante regista sarà abbinata a una donna che può rappresentare un modello per le bambine e di cui la regista racconterà la storia nel suo cortometraggio.</p>
<p>Tra queste donne ci sarà anche <strong>Jennifer Lee</strong>, regista di Frozen <a href="http://imperodisney.com/2018/06/20/ufficiale-pete-docter-e-jennifer-lee-prenderanno-il-posto-di-john-lasseter/">nominata da poco Chief Creative Officer dei Walt Disney Animation Studios</a>, che è anche la protagonista del video di annuncio della serie. &#8220;Usare personaggi come Anna, Elsa o Vaiana per ispirare i bambini a sognare in grande è il cuore di ciò che facciamo alla Disney&#8221;, ha dichiarato. &#8220;Il progetto #DreamBigPrincess è la perfetta conseguenza di quella visione e offrirà alla nuova generazione di aspiranti filmmakers una piattaforma importante per creare contenuti sulle donne che le hanno ispirate&#8221;.</p>
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=w4VlJC8EOZU]
<p>Tramite la collaborazione di Disney con <strong>l&#8217;associazione Girl Up</strong>, per ogni like o condivisione dei video oppure per ogni post o foto che sarà pubblicata sui social network con <strong>l&#8217;hashtag #DreamBigPrincess</strong>, Disney Worldwide Services <strong>donerà 1 dollaro</strong> a sostegno delle attività per l&#8217;emancipazione delle donne e delle bambine. L&#8217;iniziativa di beneficenza inizierà il <strong>10 ottobre</strong> e terminerà il 20 novembre 2018. L&#8217;obiettivo è raggiungere 1 milione di dollari in donazioni.</p>
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		<title>Disney pubblicherà un libro sulle donne che hanno contribuito alla creazione dei classici</title>
		<link>http://imperoland.it/disney-pubblichera-un-libro-sulle-donne-che-hanno-contribuito-alla-creazione-dei-classici/</link>
				<pubDate>Fri, 21 Apr 2017 07:32:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Un grande vuoto sta per essere colmato: per la prima volta, Disney racconterà ufficialmente le storie delle centinaia di <strong>donne</strong> che hanno contribuito alla creazione dei classici d&#8217;animazione e in particolare delle artiste del <strong>reparto Ink and Paint</strong>, ovvero coloro che si occupavano dell&#8217;inchiostrazione dei disegni.</p>
<p>Il volume si chiamerà <strong>Ink and Paint: The Women of Walt Disney&#8217;s Animation</strong> e sarà curato da <strong>Mindy Johnson</strong>, già autrice del libro sul personaggio di Trilli intitolato Tinker Bell: An Evolution.</p>
<p><strong>Questa la descrizione del libro:</strong></p>
<p>Aperto nell&#8217;ottobre 1923, il reparto Ink &amp; Paint fu collocato inizialmente ai Disney Studios di Kingswell Avenue di Los Angeles, prima di spostarsi all&#8217;Hyperion Studio e infine agli studi di Burbank nel 1940. All&#8217;apice della produzione, lo staff era composto principalmente da donne e contava oltre 250 artisti e tecnici. Oggi, questa divisione di vitale importanza continua a lavorare con un piccolo numero di talentuosi artisti che mantengono viva la magia dell&#8217;animazione a mano anche dopo l&#8217;avvento del 3D. In questo volume, che contiene foto, artwork e dettagliate spiegazioni, vengono illustrati fedelmente i processi, le tecniche e il contributo delle donne e degli uomini che hanno composto il leggendario reparto Ink &amp; Paint nel corso degli anni, così da preservare il loro ricordo e condividerlo con le future generazioni.</p>
<p>Composto da <strong>384 pagine</strong>, il libro costerà circa <strong>60 dollari</strong> e sarà disponibile in America dal <strong>5 settembre</strong>.</p>
<p>Qui sotto trovate alcune foto: per vederne altre visitate <a href="http://www.cartoonbrew.com/books/heres-book-hundreds-women-artists-helped-create-disney-classics-150384.html">Cartoon Brew</a>.</p>
<p><img class=" size-full wp-image-44388 aligncenter" src="https://imperodisney.files.wordpress.com/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione.jpg" alt="disney ink and paint libro donne animazione" width="1000" height="660" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione.jpg 1000w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione-300x198.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione-768x507.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p><img class=" size-full wp-image-44389 aligncenter" src="https://imperodisney.files.wordpress.com/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione1.jpg" alt="disney ink and paint libro donne animazione1" width="1000" height="660" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione1.jpg 1000w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione1-300x198.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2017/04/disney-ink-and-paint-libro-donne-animazione1-768x507.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
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		<title>Le eroine animate sono davvero tutte identiche?</title>
		<link>http://imperoland.it/le-eroine-animate-sono-davvero-tutte-identiche/</link>
				<pubDate>Mon, 16 Nov 2015 19:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un problema che affligge gli appassionati Disney da quando lo studio ha deciso di abbandonare l&#8217;animazione tradizionale e produrre soltanto film in computer grafica. Ogni volta che viene annunciato un nuovo lungometraggio, i fan passano al setaccio le prime immagini delle nuove protagoniste femminili, per poi sentenziare quasi sempre che sono <strong>tutte identiche</strong>. Ma lo sono davvero?</p>
<p>Due anni fa abbiamo tentato di dare una risposta a questa domanda con <a href="http://imperodisney.com/2013/11/14/perche-anna-somiglia-a-rapunzel/">questo breve approfondimento</a>, che proponeva un&#8217;analisi di tipo storico. Animare un personaggio femminile è, infatti, una delle più grandi sfide di sempre, e non dovremmo stupirci troppo nel vedere gli artisti del CGI in <strong>difficoltà</strong>: erano in difficoltà anche Walt e soci, quando erano agli inizi, alle prese con Biancaneve e Cenerentola. E tuttavia, il punto di vista storico e tecnico è sicuramente solo uno dei motivi per cui le nuove principesse ci sembrano &#8220;tutte uguali&#8221;. Oggi più che mai, mille diversi fattori concorrono alla creazione di un personaggio, non ultimi il marketing e le direttive dei &#8220;piani alti&#8221;.</p>
<p><img class="size-full wp-image-4239 aligncenter" src="https://imperodisney.files.wordpress.com/2014/02/disney-frozen-let-it-go-22.jpg" alt="Disney-Frozen-Let-It-Go-22" width="470" height="208" /></p>
<p>Ce ne parla più nel dettaglio Tansy Gardam di <a href="http://fourthreefilm.com/2015/09/looking-from-the-outside-in-gender-representation-in-animation/">Fourthreefilm.com</a> in una ricerca nata dall&#8217;osservazione del cortometraggio Pixar <em>Lava</em> (al cinema con <em>Inside Out</em>). L&#8217;autrice ha notato che, mentre Uku è a tutti gli effetti un vulcano con alcune caratteristiche antropomorfe, Lele, la sua controparte femminile, ha invece l&#8217;aspetto di una bella fanciulla umana, alta, slanciata, con le braccia e con i capelli lunghi. In sostanza il personaggio è stato privato di qualsiasi tipo di caratterizzazione, in favore di un <strong>design omologato e stereotipato</strong>. La Gardam ha dunque deciso di interrogare alcuni registi e artisti Disney sul tema della rappresentazione delle donne nell&#8217;animazione.</p>
<p>Il primo interpellato è stato Lino di Salvo, direttore dell&#8217;animazione in <em>Frozen</em>, che ha individuato un problema centrale: <em>&#8220;Da un punto di vista storico, animare personaggi femminili è molto, molto difficile, perché hanno una vasta gamma di emozioni, ma allo stesso tempo devi fare in modo che siano <strong>carine</strong>.&#8221;</em></p>
<p>L&#8217;autrice si è rivolta in seguito a <strong>Brenda Chapman</strong>, la prima regista in assoluto per uno studio di animazione (per <em>Il Principe d&#8217;Egitto</em>, nel 1998) e la prima regista per un film Pixar, <em>Brave</em>.</p>
<p><em>&#8220;Dalla sua posizione di animatore, Lino ha assolutamente ragione. È incredibilmente difficile far sì che un personaggio femminile rimanga a modello </em>(ovvero rimanga sempre identico a sé stesso in tutti i passaggi, ndr)<em> e sia esteticamente piacevole con le poche direttive che vengono fornite. Lui non può decidere nulla da solo, sono i dirigenti dello studio a decidere &#8211; tramite il marketing e i direttori, per poi scendere giù ai produttori, i registi e i character designer, che infine si rivolgono agli animatori. I personaggi femminili sono sempre limitati, perché devono essere belli. Se avessimo più varietà nel <strong>concetto di bellezza</strong>, questo non sarebbe un problema.&#8221;</em></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://images6.fanpop.com/image/photos/37100000/Merida-Wallpaper-brave-37177032-1366-768.jpg" alt="" width="663" height="373" /></p>
<p>Come avevamo accennato poco fa, attualmente è il marketing ad avere l&#8217;ultima parola sull&#8217;aspetto di un personaggio, mentre l&#8217;animatore (che fino agli inizi degli anni 2000 si occupava completamente dello sviluppo del character, dai bozzetti al risultato finale) è solo l&#8217;ultimo ingranaggio di un grande sistema. Siamo in un momento storico in cui le major preferiscono andare sul sicuro: piuttosto che guardare avanti e proporre qualcosa di originale e creativo, gli studi decideranno quasi sempre di basarsi sui propri successi precedenti e di continuare a utilizzare <strong>formule già collaudate</strong>, almeno finché la risposta del pubblico sarà positiva.</p>
<p>C&#8217;è anche un altro fattore da considerare, ed è il <strong>merchandise</strong>. Solo una minuscola parte dei guadagni di uno studio proviene dai risultati al box office raggiunti dai film. Gran parte del profitto si basa oggi sulla vendita di prodotti e gadget correlati. L&#8217;esempio classico a cui si può pensare sono i film di <em>Cars</em>, solitamente poco apprezzati dalla critica, ma in grado di fruttare ogni anno miliardi solo in merchandise (secondo la Gardam il risultato delle vendite delle sole macchinine di Cars supera addirittura tutti gli incassi dei film Pixar combinati insieme). In conclusione, nel 2015 il vero prodotto non è il film in sé, bensì l&#8217;<strong>appeal</strong> dei personaggi, l&#8217;universo in cui essi si muovono e soprattutto la loro capacità di tradursi in bambole e pupazzi.</p>
<p><img class="aligncenter" src="http://0.media.dorkly.cvcdn.com/99/50/a4df50ba41cfc99ab6dd51219fb5c278.jpg" alt="" /></p>
<p>E come si rende un personaggio femminile &#8220;appealing&#8221;? La regola numero uno, più o meno da quando l&#8217;animazione è nata (e con poche eccezioni come Aurora, Megara, Pocahontas, Kida, Colette) è &#8220;circles are friendly&#8221;. Testa circolare (anche quando il personaggio non è umano, come Gioia di <em>Inside Out</em>), occhi grandi, fisico a clessidra: la <strong>linea morbida</strong> è rassicurante e rende i personaggi piacevoli allo sguardo. L&#8217;autrice nota anche che le poche donne che non rispondono a questi canoni, ad esempio Edna Mode in <em>Gli Incredibili</em>, non sono &#8220;appealing&#8221;, ma personaggi comici, a cui, a quanto pare, non è richiesto di essere femminili. Un ulteriore intervento di Brenda Chapman ci spiega come la regista abbia dovuto piegarsi al compromesso anche nella produzione di un suo stesso film, <em>Brave</em> (difatti la Chapman lasciò la regia e la Pixar a metà dell&#8217;opera). L&#8217;artista voleva dare alla regina Elinor, madre della protagonista Merida, delle rughe come segno del tempo che passa tra il prologo e l&#8217;adolescenza della figlia. Invece, le venne vietato.</p>
<p>In ultimo, però, la Gardam individua il vero problema che potrebbe essere alla base di tutto ciò, ovvero la <strong>scarsa presenza di animatrici</strong> nel mondo del cinema. Attualmente, il 60% degli studenti di animazione è composto da donne, ma quando si guarda ai lavoratori negli studi di produzione, la percentuale cala drasticamente al 20% (fonte dati: <a href="http://www.womeninanimation.org/">WIA</a>). E nonostante le donne abbiano svolto sempre ruoli rilevanti nello sviluppo di lungometraggi animati (pensiamo ad esempio all&#8217;impronta data dall&#8217;arte di Mary Blair a tutto il cinema Disney degli anni &#8217;40/&#8217;50), sono passati ben 60 anni da <em>Biancaneve e i sette nani</em> per poter avere una donna affiancata a un uomo alla regia. La prima donna a dirigere <strong>da sola</strong> un film d&#8217;animazione, Jennifer Yuh Nelson, è arrivata ancora più tardi: solo nel 2011. E infine, non è un segreto che due dei personaggi femminili più amati degli ultimi anni, Anna e Elsa di <em>Frozen</em>, siano stati concepiti e scritti da una donna, Jennifer Lee. Il problema sembra ancora più radicato, dunque, e forse sarebbe opportuno tenere a mente tutti questi molteplici fattori, prima di parlare di &#8220;pigrizia degli animatori&#8221;.</p>
<p><a href="http://fourthreefilm.com/2015/09/looking-from-the-outside-in-gender-representation-in-animation/">Articolo originale </a></p>
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