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	<title>france &#8211; Imperoland</title>
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	<description>È Divertente Fare l&#039;Impossibile!</description>
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		<title>[RECENSIONE]: Il Piccolo Principe</title>
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				<pubDate>Mon, 07 Dec 2015 21:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Animazione Americana]]></category>
		<category><![CDATA[Animazione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[il piccolo principe]]></category>
		<category><![CDATA[lucca comics]]></category>
		<category><![CDATA[mark osborne]]></category>
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		<category><![CDATA[the little prince]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Recensione a cura di Irene Rosignoli e Lorenzo Dottorini. Il film, che noi abbiamo visto in anteprima italiana a Lucca Comics &#38; Games 2015, uscirà in Italia il 1 gennaio&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><em>Recensione a cura di Irene Rosignoli e Lorenzo Dottorini.</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>Il film, che noi abbiamo visto in anteprima italiana a <strong>Lucca Comics &amp; Games 2015</strong>, uscirà in Italia il<strong> 1 gennaio 2016</strong> distribuito da Lucky Red.</em></p>
<p style="text-align:right;"><em><img class="size-full wp-image-13348 aligncenter" src="https://imperodisney.files.wordpress.com/2015/10/il_piccolo_principe_trailer.png" alt="il_piccolo_principe_trailer" width="470" height="305" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/10/il_piccolo_principe_trailer.png 1077w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/10/il_piccolo_principe_trailer-300x195.png 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/10/il_piccolo_principe_trailer-768x499.png 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/10/il_piccolo_principe_trailer-1024x666.png 1024w" sizes="(max-width: 470px) 100vw, 470px" /> </em></p>
<p>Ci sono progetti che sono prima di tutto enormi, enormi rischi. Come si fa ad adattare per il grande schermo <strong>Il Piccolo Principe</strong>, un romanzo che è sostanzialmente privo di un vero e proprio intreccio e che si basa tutto sulla sua morale? Come si fa a modellare dei personaggi credibili in CGI, sapendo di dover rispettare il look e il cuore degli acquerelli con cui lo stesso <strong>Saint-Exupéry</strong> ha abbellito la sua opera? Il Piccolo Principe era un&#8217;impresa <strong>impossibile</strong>: troppa fedeltà al materiale originale avrebbe creato un film senza trama, forse poco appetibile per un pubblico moderno; poca fedeltà avrebbe snaturato completamente il fortissimo messaggio per cui il romanzo è diventato tra i più celebri di tutti i tempi. La sfida è stata raccolta (e vinta) da <strong>Mark Osborne</strong>, due volte nominato agli Academy Award, appassionato di stop motion e da sempre legato alla favola del Piccolo Principe.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://imperodisney.com/2015/10/20/view-conference-2015-incontro-con-mark-osborne-regista-de-il-piccolo-principe/">Leggi la nostra intervista al regista</a></p>
<p style="text-align:left;">La mossa vincente che ha permesso al regista di realizzare l&#8217;impossibile è stata quella più pericolosa di tutte, quella che rischiava di scontentare maggiormente i lettori del romanzo originale. Sì, perché Il Piccolo Principe di Osborne non è affatto la storia del Piccolo Principe. Il protagonista non è il bambino dai capelli color dell&#8217;oro, né tantomeno l&#8217;aviatore che si smarrisce nel deserto del Sahara, ma una <strong>bambina</strong> di circa undici anni chiamata semplicemente &#8220;Little Girl&#8221;, ragazzina. La piccola vive in un mondo in cui tutto è omologato e basato sui numeri: non c&#8217;è spazio per il gioco o la fantasia, ciò che conta è avere una brillante carriera scolastica e poi lavorativa. Per poter garantire un futuro degno di chiamarsi tale a sua figlia, la madre le organizza letteralmente ogni minuto di vita tramite una rigidissima tabella di marcia, che seguita alla lettera le permetterà di essere ammessa alla prestigiosa Werth Academy alla fine dell&#8217;estate. Qualcosa andrà storto quando la bimba conoscerà il bizzarro vicino di casa, che altri non è che <strong>l&#8217;Aviatore</strong> del romanzo originale, da molti anni intento a cercare in lungo e in largo una persona a cui trasmettere la storia del Piccolo Principe.</p>
<p style="text-align:left;">Ciò che fa Osborne con il romanzo di Saint-Exupéry è l&#8217;<strong>Adattamento</strong> con la A maiuscola. Non quello che traduce immagine per immagine il materiale di partenza sullo schermo, ma quello che ne cattura l&#8217;essenza, il messaggio più profondo, per poi calarlo nel vissuto degli spettatori. O molto più semplicemente, citando il regista stesso, si è trattato di proteggere il libro, preservarne l&#8217;anima e renderla così <strong>universale</strong> da permetterle di esprimersi non soltanto nei confini degli episodi narrati tra le pagine.</p>
<p style="text-align:left;"><img class="alignnone" src="http://www.picpicx.com/wp-content/uploads/2015/10/31faca26cc416d3417f5a8bc66c336e4.jpg?63bea7" alt="" /></p>
<p style="text-align:left;">Little Girl è sì un personaggio a 360°, ma non è un&#8217;eroina: il pubblico empatizza con lei perché lei è <strong>tutti noi</strong>. È la nostra solitudine e la nostra ricerca d&#8217;affetto, la consapevolezza che forse è troppo tardi per rimediare, la curiosità, la meraviglia, la gioia di vivere e di apprendere. La sua &#8220;rinascita&#8221; avviene in parallelo alla narrazione della storia del Piccolo Principe fatta dall&#8217;Aviatore. Le vite di tutti i personaggi messi in scena si intrecciano per poi culminare in un climax a metà tra sogno e realtà, che ci offre un possibile seguito delle vicende del libro, immaginato dalla Ragazzina. Ella stessa, personalmente, dovrà iniziare a <strong>proteggere il suo Piccolo Principe</strong>. Nell&#8217;universo, perché parliamo letteralmente di pianeti, creato da Saint-Exupéry, Osborne ritaglia un piccolo spazio per un mondo oscuro, nel quale si è tutti troppo impegnati a essere adulti o al diventarlo che non si ha tempo per ricordare.</p>
<p style="text-align:left;">Proteggere il Piccolo Principe significa proprio questo: non smettere di crescere, ma <strong>ricordare di essere stati bambini</strong>, di aver creato legami sinceri con gli altri, di essere rimasti estasiati davanti a ciò che di bello si presentava ai nostri occhi, di aver guardato la bellezza delle stelle. Sarà su quello strano pianeta che la nostra protagonista e il suo Principe potranno finalmente deviare il corso della loro esistenza vissuta all&#8217;ombra della Werth Academy e di tutto ciò che essa rappresenta, così come lì tutti i personaggi incontrati in precedenza e uniti nell&#8217;oblio della loro fanciullezza, potranno liberarsi e  finalmente, crediamo, liberare anche lo spettatore. Lì tutti riusciranno a ritrovare l&#8217;essenziale: non quello che si ha la pretesa di insegnare, quello &#8220;invisibile agli occhi&#8221;.</p>
<p style="text-align:left;"><img class="aligncenter" src="https://pmcvariety.files.wordpress.com/2015/05/little-prince-cannes-film-festival-7.jpg?w=670&amp;h=377&amp;crop=1" alt="" width="670" height="377" /></p>
<p style="text-align:left;">La pellicola di Mark Osborne non è solo grandiosa per come riesce a sintetizzare l&#8217;essenziale del Piccolo Principe; è anche confezionata con estrema cura, segno dell&#8217;amore del regista per questa favola. Sicuramente ciò che vale la pena menzionare per prima è la compresenza di ben <strong>tre tecniche</strong> d&#8217;animazione: CGI, disegno a mano e stop motion. L&#8217;abilità del regista di utilizzare a proprio vantaggio i pregi e i limiti di ogni tecnica è straordinaria. E così, la CGI, che ha dalla sua parte le forme e la geometria, è utilizzata per creare il mondo rigido e squadrato in cui vive la piccola protagonista. La stop motion, che per una volta non coinvolge pupazzi ma ricrea degli incredibili set completamente fatti di <strong>carta e cartone</strong>, viene scelta per realizzare il mondo del Piccolo Principe, e anche dell&#8217;immaginazione di Little Girl mentre ascolta la sua storia. Infine, il disegno permette alle pagine di Saint-Exupéry di prendere letteralmente vita nelle mani dei due protagonisti. Il tutto è impreziosito da una colonna sonora delicata e ispirata alla musica francese, composta da <strong>Hans Zimmer</strong> e arricchita dalla magica voce della cantante <strong>Camille</strong>, di fatto un ulteriore strumento nell&#8217;orchestra, che dà anima ai sentimenti della bimba.</p>
<p style="text-align:left;">Il Piccolo Principe è anche una storia sull&#8217;importanza di <strong>raccontare storie</strong>, e in particolare su quanto sia fondamentale scegliere di raccontarsi alla persona giusta. L&#8217;Aviatore è considerato un pazzo, nessuno riesce davvero a capire fino in fondo la sua favola, e deve quindi attendere anni prima di individuare finalmente la Ragazzina, il cui Piccolo Principe non ha avuto molto tempo per essere un bambino, ma d&#8217;altra parte non si è nemmeno completamente arreso al dimenticarsi di se stesso. Un&#8217; &#8220;allieva&#8221; che ha la giusta sensibilità per poter comprendere ciò che lui ha da insegnarle, ma che soprattutto sarà in grado di interiorizzare quel messaggio per poterlo <strong>trasmettere</strong> alle generazioni future. Solo in questo modo (e con un pizzico di fede) Il Piccolo Principe continuerà a ridere sul suo pianeta. E noi tutti riusciremo a udirne le risate ascoltando e guardando la volta celeste, proprio come l&#8217;Aviatore.</p>
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		<title>Perché Topolino è Charlie Hebdo (malgrado tutto)</title>
		<link>http://imperoland.it/perche-topolino-e-charlie-hebdo-malgrado-tutto/</link>
				<pubDate>Wed, 04 Feb 2015 15:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Quella che vedete in foto doveva essere la cover di Topolino dedicata all&#8217;attentato di Charlie Hebdo, primo di una serie che ha paralizzato Parigi per tre giorni. La Panini, attuale&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino.jpeg"><img class="alignnone size-full wp-image-11056" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino.jpeg" alt="topolino charlie" width="500" height="671" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino.jpeg 500w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino-224x300.jpeg 224w" sizes="(max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>Quella che vedete in foto doveva essere la cover di Topolino dedicata all&#8217;attentato di <strong>Charlie Hebdo</strong>, primo di una serie che ha paralizzato Parigi per tre giorni. La <strong>Panini</strong>, attuale casa editrice di Topolino, ha annunciato <a href="http://www.fumettologica.it/2015/02/perche-disney-ha-sostituito-la-copertina-di-topolino-su-charlie-hebdo/">con un comunicato stampa</a> che questa cover non sarebbe stata pubblicata, in quanto era solo una delle <strong>possibili</strong> copertine pensate per questo numero. La decisione, per quanto fatta in buona fede, arriva dopo alcune critiche mosse al settimanale da alcuni giornalisti. Non vogliamo contestare la scelta dell&#8217;editore, perché non spetta a noi farlo, ma ci sembrava doveroso rispondere alle critiche e difendere un giornale che ci sta a cuore. Ci riferiamo in particolare a <strong>questo</strong> <strong>pezzo</strong>:</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-11055 size-full" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino-charlie-hebdo-3.png" alt="topolino-charlie-hebdo-3" width="756" height="495" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino-charlie-hebdo-3.png 756w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2015/02/topolino-charlie-hebdo-3-300x196.png 300w" sizes="(max-width: 756px) 100vw, 756px" /></p>
<p>Un articolo del genere colpisce per il fatto di basarsi su fatti o convinzioni che non sono solo errate, ma anche banali. Si parla di &#8220;<em>sporcare la fantasia con il moralismo di uno slogan diventato vacuo</em>&#8221; e di proteggere le innocenti camerette dei bambini. Purtroppo questo è il <strong>triste</strong> <strong>destino</strong> di Disney e di Topolino, in un paese in cui l&#8217;animazione e il fumetto non sono arte: perdere di credibilità per &#8220;colpa&#8221; del grande potere di essere un prodotto trasversale, in grado di parlare anche ai bambini. L&#8217;allarmismo quando si tratta dei minori è salito alle stelle, fino al punto di avere paura di un disegno con paperi, topi e tartufati di tutte le etnie che tengono in mano una matita. <strong>Topolino è per bambini,</strong> e a quelle cose ci devono pensare i genitori. Mettiamoci del resto nei panni di un adulto che si trova a dover spiegare al figlioletto cos&#8217;è il terrorismo e perché sono morte tutte quelle persone. Impossibile, direte giustamente voi lettori.</p>
<p>Proprio per questo, il tentativo di uscire con questa cover viene definito &#8220;<em>un punto a favore dei tagliagole</em>&#8220;, un &#8220;<em>cedimento alla strategia del terrore</em>&#8220;, perché &#8220;<em>le tacche di sangue varcano i confini delle camerette</em>&#8220;. A quanto pare, il modo giusto per <strong>difendere un minore</strong> è tappargli bene occhi e orecchie affinché non venga a contatto con la realtà. Rinchiuderlo in quel mondo del sogno e della fantasia di cui si era accennato sopra, e augurarsi che non faccia domande. Lasciarlo ignorante, insomma. E non a caso, poco dopo lo stesso giornalista nomina anche le temutissime <strong>rivendicazioni LGBT</strong>: &#8220;<em>assecondando la tirannia del pensiero unico a vocazione pedagogica, arriveranno anche le copertine arcobaleno</em>&#8220;. Sembra un&#8217;associazione priva di senso, ma la realtà è che si ha paura che un giornaletto per bambini sia contaminato da &#8220;<strong><em>certe cose</em></strong>&#8220;. Ci chiediamo che dignità abbia davvero un bambino per tutti questi arroganti difensori dell&#8217;innocenza e della purezza dell&#8217;infanzia.</p>
<p>Si potrebbe continuare dicendo che creare ignoranza è proprio il primo passo per creare il terrorismo. Oppure potremmo domandare a chi parla di schieramenti (&#8220;<em>Topolino non deve schierarsi</em>&#8220;) quali siano queste fantomatiche fazioni coinvolte nella strage di Charlie Hebdo. Potremmo dire che ancora non abbiamo capito che non è &#8220;<em>colpa loro</em>&#8221; o &#8220;<em>colpa di altri</em>&#8220;, è colpa di tutti, nel momento in cui, appunto, tappiamo gli occhi, le orecchie e la bocca a qualcuno. Ma noi ci chiamiamo Impero Disney e ci occupiamo di Disney, quindi non andremo oltre.</p>
<p><strong>La Disney si è sempre schierata.</strong> Non dalla parte di questo o quel politico o di questa o quella fazione, ma dalla parte della <strong>libertà</strong>, del <strong>rispetto</strong>, della <strong>risata</strong> che unisce tutti davanti a una pagina a fumetti o a un cartone animato. E soprattutto dalla parte dei bambini (stavolta per davvero!), rifiutandosi sempre di parlare loro come se fossero <em>incapaci di capire,</em> ma anzi trovando la giusta formula per metterli davanti a grandi temi e grandi domande. Che non significa trattarli da adulti, significa insegnar loro a ragionare e a essere liberi. Insomma, se volete davvero proteggere i vostri figli, un buon inizio potrebbe essere cominciare a <strong>leggere Topolino</strong>.</p>
<p>(Articolo scritto a 4 mani da Alessandro Biti e Irene Rosignoli)</p>
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