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	<title>Recensioni &#8211; Imperoland</title>
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	<description>È Divertente Fare l&#039;Impossibile!</description>
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		<title>Coyote vs Acme: il tempo passa, i Looney Tunes restano. La recensione del film</title>
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				<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 15:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>C’erano una volta i cartoni animati. No, non quelli per bambini in cui tutto si risolve con il potere dell’amicizia, ma quelli cattivissimi che facevano da antipasto ai film per&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>C’erano una volta i cartoni animati.</strong> No, non quelli per bambini in cui tutto si risolve con il potere dell’amicizia, ma quelli cattivissimi che facevano da antipasto ai film per adulti, in cui i personaggi – il più delle volte dei <em>funny animal</em> che esacerbavano le caratteristiche degli animali delle favole &#8211; ricevevano botte in testa, perdevano gli arti, finivano a pezzettini, mettevano per sbaglio il piede su una mina e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>Il caso dell’<strong>animazione <em>slapstick</em></strong> è forse una delle prove più lampanti di quanto e come sia cambiato il gusto degli spettatori nel tempo. All’epoca, bastava un canovaccio semplicissimo (il gatto che vuole acchiappare il topo, l’orso che vuole rubare il cestino da picnic…) per portare avanti una serie per qualche decennio. Gli episodi riproponevano sempre le stesse situazioni e gli stessi conflitti, ma proprio l’essenzialità e la ripetitività della “trama” <strong>consentivano agli animatori di sbizzarrirsi</strong> con soluzioni visive virtuose, con i tempi comici, la creatività delle gag e l’estremizzazione della caricatura. <strong>Poco e nulla è rimasto nel cinema d’animazione odierno</strong>, che da una parte si è avvicinato sempre di più allo storytelling del live action, dall’altra si è dovuto adeguare all’oggettiva evoluzione del cervello dello spettatore, abituato a trame sempre più complesse e alla fruizione in prospettiva transmediale. Il risultato sono film e serie Tv che spesso e volentieri <strong>hanno rinunciato alla dimensione del “cartoon” puro</strong> per evolversi in ottica plot-centrica. Qualcosa sopravvive soprattutto in Europa, pensiamo a <em>Zig e Sharko</em> di Xilam Animation o alla stop motion di Aardman, ma nulla di paragonabile ai tempi d’oro di Topolino, Bugs Bunny o Tom e Jerry.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-91785 size-full" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film.jpg" alt="" width="1200" height="622" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film.jpg 1200w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film-300x156.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film-1024x531.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film-768x398.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film-1170x606.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/09/coyote-vs-acme-film-585x303.jpg 585w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p><em><strong>Coyote Vs Acme</strong></em> si inserisce in questo contesto, ed è importante ricordarlo, perché a monte di tutta la questione del film cancellato e destinato a scomparire c’è una forma d’arte, <strong>l’animazione 2D</strong>, che dai radar è scomparsa davvero e che nessuno ai piani alti ha lottato per salvaguardare. Agli appassionati non resta quindi che stringere i denti e fare buon viso a cattivo gioco: il film che agli occhi del grande pubblico potrebbe segnare la rinascita dei Looney Tunes è <strong>l’ennesimo ibrido tra live action e 3D/cel-shading</strong>; qualcosa che pensavamo di esserci lasciati alle spalle anni fa, soprattutto dopo aver visto cosa può fare davvero Warner Bros. Animation con il meraviglioso <em><strong>The Day The Earth Blew Up</strong></em>, con protagonisti Porky Pig e Daffy Duck. Probabilmente si è trattato di una scelta obbligata per ragioni di budget, del resto si percepiscono la cura e l’attenzione per la creazione di modelli 3D più espressivi possibile. <strong>Ma c’è poco da fare:</strong> i Looney Tunes animati al computer non sono i Looney Tunes animati in 2D, così come un’esplosione fotorealistica non farà mai ridere quanto il “boom” di una bomba disegnato con carta e matita. Fa eccezione giusto il meraviglioso Bugs Bunny (spoiler: è animato a mano).</p>
<p>Per fortuna, <strong>il film compensa con arguzia i limiti del comparto tecnico</strong>. La sceneggiatura funziona, i tempi comici sono azzeccati, le gag sono creative e rispettose della natura dei personaggi, l’umorismo è brillante e sarcastico al punto giusto e il cast umano dimostra autoironia e voglia di mettersi in gioco, piegandosi perfettamente alle regole strampalate dell’universo dei cartoon. Il risultato è un’opera che si colloca con grande naturalezza a metà tra <strong>l’ibrido di altri tempi</strong>, un po’ alla <em>Roger Rabbit</em>, e il racconto <strong>in grado di rispondere alle esigenze del pubblico moderno</strong>, che giustamente non si accontenta più di vedere il povero <strong>Wile E. Coyote</strong> bastonato e sbeffeggiato dalla vita, ma pretende una conclusione positiva che celebri in qualche modo il suo riscatto. Si parla perciò di capitalismo, di consumismo, del potere del singolo contro le multinazionali, del fallimento, dell’importanza di non arrendersi mai, in una maniera tale che a un certo punto <strong>viene quasi da chiedersi se Warner Bros. non l’abbia fatto apposta</strong>, di cancellare questo film le cui vicissitudini distributive hanno finito per aderire così profondamente al percorso del protagonista e al messaggio generale. Sul finale, poi, il film imbrocca una riflessione più sottile e quasi “meta”, facendo pronunciare a <strong>Foghorn Leghorn</strong> un discorso <strong>sull’indistruttibilità del personaggio cartoon</strong>, che viene colpito da un martello e si rialza, finisce sotto un treno e torna più pimpante di prima, precipita da un canyon e nella scena seguente è di nuovo pronto a ricominciare. E allora il Coyote diventa anche un po’ il simbolo di quello che abbiamo perduto ma che in fondo è rimasto sempre lì nascosto, pronto a rispuntare fuori quando i tempi saranno propizi. Come a dire: <em><strong>l’animazione vive, l’animazione resiste</strong>, hai visto?, dopo tanti anni, ti faccio ancora ridere come la prima volta.</em></p>
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		<title>La recensione di Super Mario Galaxy, un film visivamente stellare&#8230; ma la storia?</title>
		<link>http://imperoland.it/recensione-di-super-mario-galaxy/</link>
				<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 16:53:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Iovannitti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Illumination]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Illumination Entertaiment]]></category>
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		<category><![CDATA[Super Mario]]></category>
		<category><![CDATA[Super Mario Galaxy - Il film]]></category>
		<category><![CDATA[Universal Pictures]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Scopriamo insieme la nostra recensione di Super Mario Galaxy &#8211; Il film, il nuovo titolo d&#8217;animazione ora nelle sale di tutto il mondo grazie a Universal Pictures, che se visivamente&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Scopriamo insieme la nostra recensione di<em><strong> Super Mario Galaxy &#8211; Il film</strong></em>, il nuovo titolo d&#8217;animazione ora nelle sale di tutto il mondo grazie a <a href="https://www.universalpictures.it/micro/super-mario-galaxy#&amp;gid=2&amp;pid=9"><strong>Universal Pictures</strong></a>, che se visivamente è davvero alle stelle&#8230;  narrativamente sembra essersi fermato a terra.</p>
<p>Basato sui videogiochi Super Mario Galaxy e Super Mario Galaxy 2 e ispirato alla serie di videogiochi di Mario, è il sequel diretto del film del 2023 &#8211; che incassò più di 1.3 miliardi di dollari nel mondo &#8211; aggiungendosi ai successi animati dalla <strong>Illumination Entertainment</strong>, lo studio di grandi saghe di successo come<em> Cattivissimo Me, Minions e Pets.</em></p>
<h3>La recensione di <em><strong>Super Mario Galaxy &#8211; Il film</strong></em></h3>
<p>Apriamo questa recensione di Super Mario Galaxy &#8211; il film raccontando in breve la sinossi: la principessa Rosalinda viene rapita da Bowser Junior &#8211; figlio del temibile ma ormai innocuo Bowser &#8211; che vuole vendicarsi della sconfitta del padre e conquistare la galassia. Quando la principessa Peach decide di partire alla ricerca di questo nuovo personaggio, che sembra esser nei ricordi più reconditi, Mario (sempre innamorato della bella a capo del mondo dei Toad) e Luigi (ancora una volta più ingenuo e timoroso del fratello) non potranno che seguirla. Al loro fianco, un nuovo amico, Yoshi, e inaspettatamente anche l&#8217;altalenante Bowser. Riusciranno a salvare la galassia dalla furia distruttrice di Bowser Junior?</p>
<p>La storia è semplice, e questa è unica e grande pecca del film, che si presenta come un viaggio colorato e spettacolare nell’universo Nintendo, ma con una trama fin troppo essenziale. Nonostante alla regia ritroviamo <strong>Aaron Horvath e Michael Jelenic</strong>, i registi del primo film, che nonostante la loro esperienza nel mondo seriale (<em>Batman: The Brave and the Bold, Scooby-Doo!, Teen Titans Go!</em>), non sono stati in grado di realizzare una storia per far progredire la psiche dei protagonisti e, almeno a livello narrativo, giustificare l’arrivo di un secondo capitolo.</p>
<p>Il viaggio dell&#8217;eroe, che era alla base di <em><strong>Super Mario &#8211; Il film</strong></em>, viene qui riproposto con tre personaggi. I tre viaggi progrediscono senza sorprese, ostacoli o stravolgimenti di alcun genere. Tutto scorre lineare, in parallelo, senza mai riuscire a fondersi in modo davvero avvincente con un intreccio che rimane così frammentato, mancante di un epilogo dove tutto si unisce in modo sorprendente, dando un senso più ampio all’esperienza. In 98 minuti di film non ci sono senza colpi di scena e le occasioni in cui potevano esserci, vengono smorzate e depotenziate. L&#8217;ingresso di nuovi personaggi come come <strong>Yoshi</strong>, <strong>Rosalinda</strong> e le sue stelle, o <strong>Bowser Junior</strong>, non aiuta a evitare quell’effetto di déjà-vu.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-91722" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-1024x427.jpg" alt="" width="1024" height="427" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-1024x427.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-300x125.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-768x320.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-1536x641.jpg 1536w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-1170x488.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film-585x244.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2026/04/Super-Mario-Galaxy-il-film.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Tutto si basa solo sulle capacità di world building della<strong> Illumination Entertainment</strong>, che ci hanno abituato alla propria maestria con il primo capitolo di questa saga, il mondo di <em>Cattivissimo me</em> e soprattutto quello dei <em>Minions</em>, e anche nella quotidianità animalesca di <em>Pets</em>.</p>
<p>Ovviamente, a supporto di questo, c&#8217;è anche la capacità di creare momenti di ilarità, tra risate e gag, costruite in modo molto semplice e diretto per un pubblico più giovane. Il pubblico adulto &#8211; e gli immancabili giocatori dei Super Mario Bros o gli accaniti fan di <strong>Nintendo</strong> &#8211; si sentiranno invece coinvolto con gli omaggi, i temi musicali e soluzioni grafiche accattivanti, ben inseriti (e costanti). Infatti, il comparto visivo, insieme a quello musicale (capitanato nuovamente da<strong> Brian Tyler</strong>), porta avanti con estro questo nuovo universo: le galassie, i colori, le invenzioni di gameplay creano un impatto estetico davvero notevole. Come, dopotutto, ci si poteva aspettare essendo uno degli aspetti che ha reso grande il primo capitolo.</p>
<p>Ma colori, effetti speciali e omaggi, bastano per motivare un sequel? La risposta è ovvia: a livello creativo non se ne vede la necessità, a livello economico è chiaro che il successo non solo premierà il film ma porterà sicuramente un terzo capitolo che, ci auguriamo, potrà sorprenderci di più anche a livello narrativo.</p>
<p><em>“Mamma mia!”</em></p>
<p>E voi che cosa ne pensate della nostra recensione di <em><strong>Super Mario Galaxy &#8211; Il film</strong></em>?</p>
<p><iframe title="Super Mario Galaxy - Il Film | Trailer Finale" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/9BqzYJ1rHbw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Jumpers, la forza dell’animazione contro il rumore del mondo. La recensione</title>
		<link>http://imperoland.it/jumpers-la-forza-dellanimazione-contro-il-rumore-del-mondo-la-recensione/</link>
				<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 17:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Pixar Animation Studios]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Sulla carta, Jumpers avrebbe potuto rappresentare un rischio colossale per la Pixar. Animali, ecologia, natura contro esseri umani: il tema è sicuramente urgente per le nuove generazioni, ma che altro&#8230;</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="http://imperoland.it/jumpers-la-forza-dellanimazione-contro-il-rumore-del-mondo-la-recensione/">Jumpers, la forza dell’animazione contro il rumore del mondo. La recensione</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="http://imperoland.it">Imperoland</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla carta, <em><strong>Jumpers</strong> </em>avrebbe potuto rappresentare un rischio colossale per la <strong>Pixar</strong>. Animali, ecologia, natura contro esseri umani: il tema è sicuramente urgente per le nuove generazioni, ma che altro può dire il cinema che già non sia stato ampiamente detto, rappresentato e sviscerato, anche con esempi recenti che hanno sfiorato il capolavoro come il film DreamWorks <a href="http://imperoland.it/il-robot-selvaggio-chris-sanders-lha-fatto-di-nuovo-la-recensione-del-film-animato-dellanno/"><em><strong>Il robot selvaggio</strong></em></a>? Insomma, se leggendo la trama avete percepito <strong>un certo senso di</strong> <strong><em>deja vu</em></strong>, tranquilli, non siete i soli.</p>
<p>Eppure, l’ultima fatica dello studio di Pete Docter è un esempio perfetto di come una narrazione fresca e un pizzico di creatività possano <strong>suggerire nuove prospettive e nuovi punti di vista</strong> anche su tematiche di cui ormai pensiamo di sapere tutto. Sì, perché a sorpresa <em>Jumpers</em> azzecca praticamente qualsiasi cosa: dai personaggi (credibili, con motivazioni solide e relazioni autentiche) al pretesto narrativo (<em>e se potessimo parlare con gli animali?</em>), passando per il cuore emotivo della vicenda e persino per la colonna sonora. A rendere vincente l’opera è però senza dubbio <strong>l’umorismo</strong>: <em>Jumpers</em> è travolgente, viaggia su un ritmo serrato ed <strong>esplora una miriade di trovate creative e divertenti</strong>, senza per questo rinunciare ai doverosi momenti di contemplazione, distensione e silenzio. E se <em>Il robot selvaggio</em>, per citare la concorrenza, puntava sul sarcasmo e sul <em>black humor</em>, la Pixar sceglie una strada più consolidata ma sempre vincente: quella del caro e vecchio “cartone animato”. In un’epoca in cui sembra che ogni titolo d’animazione debba diventare un live-action per acquisire dignità cinematografica, <em>Jumpers</em> ci ricorda che certe soluzioni visive, certi espedienti fuori dagli schemi, certe espressioni volutamente esagerate e <em>over-the-top</em> <strong>funzionano solo e unicamente perché cartoon.</strong> In altre parole, è precisamente grazie all’animazione che noi spettatori possiamo attribuire a questo universo narrativo <strong>la qualità della plausibilità</strong>. Funziona perché ci crediamo, ci crediamo perché è questa la magia dell’animazione: rendere plausibile l’impossibile.</p>
<p>Ma c’è anche un altro piano che <em>Jumpers</em> riesce a innovare egregiamente, ed è quello della tematica. Il film affronta il concetto di <strong>ambientalismo</strong> offrendo una prospettiva insolita e coraggiosa, in cui per una volta il nemico non è (soltanto) l’avidità dell’essere umano, bensì l’incomunicabilità, <strong>l’incapacità di fermarsi ad ascoltare e comprendere chi parla una lingua diversa</strong>. La storia è disseminata di situazioni in cui tutti i personaggi (anche gli animali!) discutono con rabbia per difendere il proprio orticello: al centro <strong>Mabel</strong>, la protagonista che rappresenta simbolicamente l’unione tra umani e animali, ma soprattutto l&#8217;ingenuo <strong>Re George</strong>, un castoro che non fa altro che ricordarle che <strong><em>“siamo tutti sotto lo stesso cielo”</em></strong> e che soltanto lavorando insieme si possono scrivere le regole della perfetta convivenza. Per gli spettatori più adulti c’è anche un livello di interpretazione più sottile: in un momento di crisi, Mabel si rivela come <strong>l’eroina impotente</strong>, una ragazza qualsiasi che sente di lottare contro i mulini a vento, sola contro un mondo che continua a lasciare dietro di sé una scia di morte e distruzione. <em>Perché a nessuno importa?</em>, si chiede in una scena che sicuramente toccherà il cuore dei millennial, <em>perché lotto soltanto io?</em> Il film finisce bene, certo, e in chi non è più bambino questo potrebbe lasciare una sensazione di amaro in bocca. La realtà, lo sappiamo e ne abbiamo le prove tutti i giorni, non è esattamente così. Ma non vi piacerebbe che lo fosse?</p>
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		<title>Thunderbolts*, la recensione di una sgangherata squadra di reietti</title>
		<link>http://imperoland.it/thunderbolts-recensione/</link>
				<pubDate>Tue, 13 May 2025 13:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Iovannitti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Marvel Studios]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[marvel studios]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Thunderbolts]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Era il 1997 quando sulle pagine di The Incredible Hulk n. 449 venivano presentati i Thunderbolts, gruppo formato ex supercriminali e antieroi creato da dallo scrittore Kurt Busiek con i disegni&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 1997 quando sulle pagine di <em>The Incredible Hulk n. 449</em> venivano presentati i <strong>Thunderbolts</strong>, gruppo formato ex supercriminali e antieroi creato da dallo scrittore Kurt Busiek con i disegni di Mark Bagley. Ora, a distanza di 28 anni dal debutto cartaceo, il super gruppo arriva al cinema con <strong>Thunderbolts*</strong>, un <strong>film stand-alone che chiude la fase 5 del <a href="http://marvel.it">Marvel Cinematic Universe</a></strong>.</p>
<p>Diretto da Jack Schreier, il film vede protagonisti Florence Pugh, Sebastian Stan, David Harbour, Wyatt Russell, Olga Kurylenko, Hannah John-Kamen e Julia Louis-Dreyfus.</p>
<div id="attachment_91399" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-91399" class="size-large wp-image-91399" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-1024x429.jpeg" alt="" width="1024" height="429" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-1024x429.jpeg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-300x126.jpeg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-768x322.jpeg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-1536x644.jpeg 1536w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-2048x858.jpeg 2048w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-1170x490.jpeg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3-585x245.jpeg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-3.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-91399" class="wp-caption-text">(L-R) Bucky Barnes (Sebastian Stan), Ghost (Hannah John-Kamen), Yelena Belova (Florence Pugh), John Walker (Wyatt Russell), and Red Guardian/Alexei Shostakov (David Harbour) in Marvel Studios&#8217; THUNDERBOLTS*. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2024 MARVEL.</p></div>
<h3><strong>Thunderbolts*, la trama (con spoiler)</strong></h3>
<p>Valentina Allegra de Fontaine, acuta e ambiziosa direttrice della CIA e dell’OXE, si avvale di ex-eroi e ricercati per insabbiare prove e file che potrebbero farla finire in prigione. Tenta anche di <strong>sbarazzarsi dei suoi “spazzini”</strong> &#8211; ovvero Yelena Belova, Ghost, John Walker &#8211; tendendo loro una trappola mortale ma senza successo.</p>
<p>I tre, dopo essere sopravvissuti, vengono raggiunti dal senatore Bucky Burnes/Soldato d’Inverno e da Red Guardian. Decideranno di <strong>unire le forze per combattere Sentry</strong>, nuova e pericolosa minaccia nata dagli esperimenti illegali finanziati proprio da Valentina Allegra de Fontaine, che voleva creare un eroe invincibile da governare e si è ritrovata un dio dalla mente instabile. Riuscirà questo gruppo disfunzionale a collaborare e così a <strong>salvare New York </strong>o fallirà miseramente facendosi schiacciare dagli aspetti più oscuri del loro passato?</p>
<p><a href="http://imperoland.it/il-nuovo-trailer-di-thunderbolts/"><strong>QUI IL TRAILER DEL FILM!</strong></a></p>
<h3><strong>Una squadra improvvisata di reietti</strong></h3>
<p><strong><em>Thunderbolts*</em></strong><strong> è una gran bella sorpresa</strong>,  un cinecomic come non se vedevano da tempo in casa Marvel. Divertente, ironico pieno di azione, con personaggi interessanti e che parla anche di temi importanti. Una storia che parte già con l&#8217;acceleratore inserito e che <strong>non rallenta quasi mai</strong>. Dopo un incipit che vede protagonista assoluta Yelena (Florence Pugh), ci vengono presentati gli altri personaggi presenti con un duello a quattro avvincente e ben coreografato.</p>
<p>Una <strong>storia piena di segreti e sotterfugi</strong>, dove la politica è ben presente con senatori e direttrice della CIA che si combattono a suon di commissioni e insabbiamenti e che vede protagonisti un gruppo di reietti a dir poco incasinati, confusi, imperfetti. <strong>Super sull’orlo di una crisi di nervi</strong> che non tarda ad arrivare e a fare danni.</p>
<p>Se <em>Thunderbolts*</em> funziona è grazie ad alla <strong>sceneggiatura</strong> di Eric Pearson e Joanna Calo che riescono a unire <strong>azione, sentimenti ed ironia</strong>, quest’ultima che non sfocia mai nel ridicolo o nel volgare ma al contrario si amalgama bene nel racconto e capace di far ridere di gusto con un paio di battute veramente riuscite. Inoltre, hanno il grande pregio di portare sullo schermo <strong>personaggi ben caratterizzati,</strong> a tutto tondo. I protagonisti per quanto siano supereroi sono più che reali, sono fragili, emotivi, spezzati ma capaci comunque di rialzarsi. Sono umani in tutto e per tutto, <strong>il loro vero super potere è il non arrendersi.</strong></p>
<div id="attachment_91398" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-91398" class="size-large wp-image-91398" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-1024x429.jpeg" alt="" width="1024" height="429" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-1024x429.jpeg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-300x126.jpeg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-768x322.jpeg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-1536x643.jpeg 1536w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-2048x858.jpeg 2048w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-1170x490.jpeg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2-585x245.jpeg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-2.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-91398" class="wp-caption-text">Yelena Belova (Florence Pugh) in Marvel Studios&#8217; THUNDERBOLTS*. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2024 MARVEL.</p></div>
<h3><strong>Ma Thunderbolts* è un&#8217;occasione in parte mancata?</strong></h3>
<p>Per quanto <em>Thunderbolts*</em> sia una ventata d’aria fresca nel panorama del recente MCU <strong>non tutto funziona</strong>, purtroppo. Ed è un peccato perché sarebbe bastato un pizzico di coraggio in più per avere un prodotto ancora migliore di quello presentato.</p>
<p>Se la trama scorre veloce e senza intoppi ha il difetto di essere <strong>troppo incentrata su Yelena Belova</strong>, lasciando tutti gli altri personaggi per passo indietro sufficiente a farli diventare comprimari più che co-protagonisti. Sicuramente una scelta narrativa però comprensibile essendo Yelena insieme a Bucky Barnes uno dei personaggi più amati del Marvel Cinematic Univrse ed avendo in Florence Pugh un’interprete di livello.</p>
<p>Inoltre <strong>i temi più interessanti del film</strong>, come ad esempio i vari intrighi politici o i traumi che affliggono i protagonisti, vengono appena accennati e mai trattati a dovere e in maniera approfondita ed adeguata. Manca quel passo decisivo che avrebbe dato alla storia la giusta profondità. Così come non si ha avuto il coraggio di dare il giusto sfogo al caos che governa i personaggi.</p>
<p>Così come lo <strong>scontro finale</strong> che poteva essere tra i più interessanti degli ultimi anni, risulta invece monco. Troppo breve per farci vedere qualcosa di veramente interessante e concluso in maniera un po’ troppo semplicistica.</p>
<p><strong>Fortunatamente c’è il cast a tenere a galla il film</strong>. Guidati da una sempre brava <strong>Florence Pugh</strong>, ritroviamo attori che ormai sono diventati i loro personaggi. <strong>Sebastian Stan</strong> si divide tra il Senatore <strong>Bucky Burnes</strong> che deve seguire le regole e l’irrequieto Soldato d’Inverno, <strong>Wyatt Russell</strong> è un Captain America di seconda mano in cerca di rivalsa, <strong>Hannah John-Kamen</strong> è un fantasma che non riesce a trovare un posto nel mondo e <strong>Julia Louis-Dreyfus</strong> è una donna cinica ed ebbra di potere. Su tu tutti però spiccano <strong>Lewis Pullman</strong> e <strong>David Harbour</strong>. Il primo è a dir poco sorprendente, capace di portare sullo schermo un uomo a pezzi e dal lato oscuro inquietante. Il secondo gigioneggia nei panni di un Red Guardian che tenta di ritrovare in tutti i modi di ritrovare la gloria perduta.</p>
<p>In conclusione <em>Thunderbolts*</em> è <strong>un film tutt’altro che perfetto ma comunque capace di divertire ed intrattenere</strong> a dovere grazie ad una storia avvincente e divertente. 116 minuti di combattimenti, esplosioni e risate e con un paio di colpi di scena niente male. Noia non pervenuta. E restate fino alla fine perché vi attendono ben due scene extra.</p>
<div id="attachment_91397" style="width: 1034px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-91397" class="size-large wp-image-91397" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-1024x429.jpeg" alt="" width="1024" height="429" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-1024x429.jpeg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-300x126.jpeg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-768x322.jpeg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-1536x643.jpeg 1536w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-2048x858.jpeg 2048w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-1170x490.jpeg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1-585x245.jpeg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2025/05/Thunderbolts-Marvel-Studios-1.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><p id="caption-attachment-91397" class="wp-caption-text">Bob (Lewis Pullman) in Marvel Studios&#8217; THUNDERBOLTS*. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2024 MARVEL.</p></div>
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		<title>Oceania 2, la recensione del film&#8230; che non doveva essere un film</title>
		<link>http://imperoland.it/oceania-2-la-recensione-del-film-che-non-doveva-essere-un-film/</link>
				<pubDate>Sat, 30 Nov 2024 18:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Walt Disney Animation Studios]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Per parlare di Oceania 2, non si può prescindere dalla sua peculiare storia produttiva, che vale la pena ripercorrere brevemente per comprendere al meglio l&#8217;opera. Il sequel è nato in&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Per parlare di <strong><em>Oceania 2</em></strong>, non si può prescindere dalla sua <strong>peculiare storia produttiva</strong>, che vale la pena ripercorrere brevemente per comprendere al meglio l&#8217;opera.</p>
<p>Il sequel è nato in origine come serie Tv, in un periodo storico in cui l&#8217;azienda aveva<strong> reso Disney+ la priorità assoluta</strong>, impegnando tutte le divisioni in una produzione massiccia di contenuti per lo streaming. Per i <strong>Walt Disney Animation Studios</strong>, la scelta non poteva che ricadere su <em>Oceania</em>, un film diventato nel tempo un vero e proprio <em>sleeper hit. </em>Infatti, dopo il risultato discreto ma non eccezionale al box office, oggi risulta essere <strong>il titolo più visto in assoluto</strong> non soltanto su <strong>Disney+</strong>, ma trasversalmente a tutte le piattaforme esistenti. Il progetto avrebbe segnato un nuovo inizio per i WDAS, che finalmente si sarebbero dedicati a proseguire le loro storie in prima persona, lasciandosi alle spalle la confusione con <strong>Disney Television</strong>, che aveva curato serie come <em>La sirenetta</em>, <em>Hercules</em> o <em>A scuola con l&#8217;imperatore</em>. Per l&#8217;occasione era stata aperta anche una nuova sede distaccata a <strong>Vancouver</strong>, popolata da artisti giovani e da voci nuove.</p>
<p>Nel frattempo, però, c&#8217;è stata una pandemia, l&#8217;industria è cambiata e lo streaming si è rivelato <strong>un modello di business insostenibile</strong>. Per di più, Disney Animation <strong>è in crisi</strong>: da <em>Frozen 2</em> in poi, con la parziale eccezione di <em>Encanto</em>, non ne ha imbroccata una, e i flop di <em>Strange World</em> e <a href="http://imperoland.it/wish-esiste-ancora-la-magia-disney-la-recensione-del-film-che-celebra-i-100-anni/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em>Wish</em></a> hanno reso assolutamente impellente <strong>il bisogno di una <em>hit</em> sicura</strong> al botteghino. Ed ecco dunque che Bob Iger è corso ai ripari, ordinando che <em>Oceania 2</em> fosse riscritto e ri-animato in fretta e furia (il lavoro è stato svolto in meno di un anno) per <strong>approdare infine sul grande schermo</strong>.</p>
<p>Com&#8217;è, dunque, questo <em>&#8220;film che non doveva essere un film&#8221;</em>? Di buono c&#8217;è che il riassemblaggio è stato curato bene: <strong><em>Oceania 2</em> non appare più episodico del primo</strong>, ha un inizio, uno svolgimento e una fine, e l&#8217;arco narrativo della protagonista Vaiana si compie senza intoppi. Insomma, non si ha la percezione che siano puntate montate insieme. L&#8217;opera trasuda anche amore e rispetto per le caratteristiche che hanno reso il primo capitolo tanto apprezzato dal pubblico: da una parte <strong>l&#8217;eroina classica</strong>, che sogna qualcosa in più dalla vita, dall&#8217;altra <strong>la sensibilità tutta moderna</strong> di trasformarla nella leader del suo popolo, del quale si rappresentano con grande accuratezza i rituali, le tradizioni, la mitologia e i costumi.</p>
<p>E però, il passaggio da serie Tv a lungometraggio comporta anche delle rinunce. La prima è, tristemente, sul piano visivo: alla CGI eccellente, assolutamente all&#8217;altezza delle precedenti produzioni WDAS, non si accompagna <strong>alcun tipo di ricerca estetica e stilistica</strong>, come invece era accaduto per <em>Frozen 2</em> e <em>Ralph Spacca Internet</em>, che erano film artisticamente autonomi rispetto ai loro predecessori. La storia, poi, appare compattata e mutilata, e finisce per introdurre moltissimi elementi che <strong>non vengono mai realmente sviscerati</strong>, a partire dai due &#8220;cattivi&#8221; <strong>Matangi</strong> e <strong>Nalo</strong>, dei quali uno non compare mai realmente sullo schermo, mentre l&#8217;altro viene presentato e poi rapidamente abbandonato. Lo stesso si può dire per <strong>Loto, Kele</strong> e <strong>Moni</strong>, i membri della ciurma di Vaiana, di cui non ci viene raccontato praticamente nulla, e persino per <strong>Maui</strong>, che ha moltissimo spazio, ma che in sostanza ricopre un ruolo di supporto ben poco incisivo.</p>
<p>Ci sono, infine, una serie di scivoloni che rendono <em>Oceania 2 </em><strong>un film del tutto minore</strong>, una sorta di DisneyToon che ce l&#8217;ha fatta. La prima è quella di pretendere di alzare la posta in gioco, ricalcando però in tutto e per tutto <strong>la struttura narrativa elementare del primo film</strong>. Con <em>Oceania</em>, <strong>John Musker e Ron Clements</strong> <a href="http://imperoland.it/recensione-oceania/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">avevano realizzato un classico Disney di una volta</a>: i protagonisti partono per un viaggio, fanno degli incontri con personaggi più o meno buffi, si canta qualche numero musicale, si sfida l&#8217;antagonista e infine si torna a casa. Qui, però, c&#8217;è l&#8217;intenzione di <strong>toccare vette epiche e drammatiche</strong> completamente differenti: c&#8217;è una profezia, si afferma che Vaiana partirà per un viaggio da cui potrebbe anche non tornare, si parla di morte e di restare in mare per settimane, se non per mesi. Peccato che nulla di <strong>ciò che viene espresso a parole</strong> trovi poi riscontro nel film, in cui l&#8217;isola così introvabile&#8230; viene trovata praticamente subito, e in cui gli sparuti tentativi di creare tensione drammatica vengono soffocati facilmente. Manca anche <strong>Lin-Manuel Miranda</strong>, e la sua assenza pesa: la colonna sonora è debole, <strong>le canzoni non sono incisive</strong> e le sequenze musicali sono visivamente poco ispirate (addirittura, per quella di Maui è stato ricalcato in tutto e per tutto lo stile di <em>You&#8217;re Welcome</em>&#8230;).</p>
<p>Insomma, <em>Oceania 2</em> e la sua scena post credits che strizza l&#8217;occhio alla Marvel ci hanno lasciato combattuti. Forse <strong>avrebbe funzionato meglio come serie Tv</strong>, forse avrebbe necessitato di un tempo di lavorazione più lungo. Di sicuro è ciò di cui lo studio ha bisogno: farà tanti soldi, e questo è un bene. <strong>Che non diventi una prassi, però</strong>: dai prossimi sequel dei Walt Disney Animation Studios ci si aspetta ben altro.</p>
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		<title>Il robot selvaggio: Chris Sanders l&#8217;ha fatto di nuovo. La recensione del film animato dell&#8217;anno</title>
		<link>http://imperoland.it/il-robot-selvaggio-chris-sanders-lha-fatto-di-nuovo-la-recensione-del-film-animato-dellanno/</link>
				<pubDate>Thu, 10 Oct 2024 12:06:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[DreamWorks Animation]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Nel cinema d’animazione mainstream, sono pochi gli autori con la “A” maiuscola. Rispetto al live action, in cui i filmmaker hanno la possibilità di distinguersi per poetica, stile e storytelling&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Nel <strong>cinema d’animazione <em>mainstream</em></strong>, sono pochi gli autori con la “A” maiuscola. Rispetto al live action, in cui i <em>filmmaker</em> hanno la possibilità di distinguersi per poetica, stile e storytelling (persino quando si tratta di <em>blockbuster</em>, basti pensare a nomi come Michael Bay o Zack Snyder), l’animazione tende ad essere un lavoro più corale, <strong>un gioco di squadra</strong>. Il risultato è che spesso e volentieri il regista figura come una sorta di prestanome: o è affiancato da un team di collaboratori e co-registi, oppure deve sottostare alla visione di chi è sopra di lui. Il suo compito, per nulla facile, è insomma quello di <strong>trovare il giusto equilibrio</strong> tra la propria visione artistica e le necessità commerciali imposte da creativi e dirigenti, a cui spetta comunque l’ultima parola.</p>
<p>Soltanto una manciata di nomi sfuggono a questa regola non scritta, e tra essi c’è sicuramente <strong>Chris Sanders</strong>, autore per la verità poco prolifico (ha diretto solo quattro titoli, e anche abbastanza diluiti nel tempo), ma in grado di generare nella sua nicchia un <em>hype</em> paragonabile a quello dell’ultimo kolossal di Christopher Nolan. È un caso interessante, quello di Sanders. A ben guardare, <strong>non è un regista particolarmente originale</strong>: la metà dei suoi film sono adattamenti, e non è certo un <strong>Pete Docter</strong> in grado di sfornare in successione idee brillanti come <em>Monsters &amp; Co.</em>, <em>Up</em> e <em>Inside Out</em>. Non è autoreferenziale e metafisico come <strong>Hayao Miyazaki</strong>, non ha una tecnica di riferimento come <strong>Guillermo del Toro</strong> o <strong>Henry Selick</strong>, né la sofisticatezza di <strong>Brad Bird</strong> o la <em>playfulness</em> di <strong>Genndy Tartakovsky</strong>. C’è però un peculiare <em>appeal</em> universale nelle sue storie, che parlano di emarginati, di famiglie strambe e sgangherate, di amicizia e amore in un modo così minimale e genuino da toccare corde che quasi non sapevamo di avere. È successo con <em><strong>Lilo &amp; Stitch</strong></em>, e ancora con <em><strong>Dragon Trainer</strong></em> e <em><strong>I Croods</strong></em>, e si ripete oggi con quello che potrebbe davvero distinguersi come il suo miglior lavoro, <em><strong>Il robot selvaggio</strong></em>.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-91041 size-large" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2-1024x576.jpg" alt="Il robot selvaggio, il nuovo film DreamWorks" width="1024" height="576" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2-1024x576.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2-300x169.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2-768x432.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2-1170x658.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2-585x329.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Ancora un adattamento, questa volta di un romanzo di Peter Brown, <em>The Wild Robot</em> ha <strong>un soggetto semplicissimo</strong>: una robot programmata per soddisfare i bisogni dell’uomo si ritrova su un’isola popolata soltanto da animali. Qui, alla ricerca di un compito da svolgere, finisce per adottare un pulcino di oca selvatica, che la metterà di fronte a un’avventura impossibile: quella di fare il genitore. Una storia in fondo già vista, che forse in mano a qualcun altro si sarebbe trasformata in una commedia piena di cliché e anche un po’ stucchevole, e che invece Sanders <strong>affronta con estrema delicatezza</strong> e con <strong>un grande rispetto per i suoi personaggi</strong>, sebbene siano quasi tutti quadrupedi con pelliccia, coda e zanne. Dall’alto della sua esperienza, l’autore misura attentamente tutti gli elementi a disposizione: l’umorismo e il dramma, la domanda esistenziale e la gag <em>slapstick</em>, il montaggio musicale dal sapore disneyano e la scena d’azione con il movimento di camera alla <em>Avengers</em>. Soprattutto, sceglie di accompagnare il racconto a <strong>una tecnica pittorica sbalorditiva</strong>, che alza l’asticella del lavoro già compiuto in <em><strong>Troppo Cattivi</strong></em> e <em><strong>Il Gatto con gli Stivali 2</strong></em>, con i quali DreamWorks si era inserita nel nuovo trend artistico di cui è stato pioniere <em>Into the Spider-Verse</em>. Perché, forse, il più grande merito di <em>Il robot selvaggio</em> è quello di essere <strong>un film (anche) contemplativo</strong>, in cui persiste una ricerca della composizione della <em>bella immagine</em>, anche quando essa non serva nell’immediato all’avanzamento della narrazione stessa. E questo, nell’animazione <em>mainstream</em>, è di certo una rarità.</p>
<p>Dal punto di vista contenutistico, il film omaggia e impara dai suoi predecessori (<strong><em>Il gigante di ferro, Wall-E</em></strong>), ma esplora l’idea di “umanità” (intesa come calore, solidarietà, cura) nella sua concezione più rozza e primitiva: se il Gigante o il robottino Pixar somigliavano agli umani poiché in grado di provare sentimenti di amicizia o amore, <strong>Roz è “umana” proprio nel suo rifiuto dell’umanità</strong>, nel suo correre a quattro zampe e nell’agire d’istinto, fino all&#8217;ibridazione con la foresta stessa, al punto da rompersi, sporcarsi di fango, ammaccarsi e sostituire parti del suo corpo con elementi naturali. In questo senso, la protagonista diventa quindi elemento di congiunzione tra “noi” e “loro”: nel processo di scoperta delle sue radici più ferine, Roz sancisce che <strong>la gentilezza</strong> – e non la violenza – è<strong> la vera chiave della sopravvivenza biologica.</strong></p>
<p><img class="size-large wp-image-91040 aligncenter" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1-1024x576.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1-300x169.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1-768x432.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1-1170x658.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1-585x329.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/10/il-robot-selvaggio-1.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Il finale è dolceamaro, e non soltanto per ciò che accade sullo schermo. Dei centinaia di nomi che scorrono silenziosamente nei titoli di coda, infatti, ormai <strong>in DreamWorks ne sono rimasti ben pochi</strong>. Lo studio è andato incontro a <a href="http://imperoland.it/dreamworks-licenzia-il-4-dei-dipendenti-grandi-cambiamenti-dal-2025-in-poi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un’importante riduzione di personale</a> per inseguire un modello di business che dal 2025 ridurrà il lavoro <em>in house</em>, per appoggiarsi sempre di più al contribuito di studi esterni. Come già accaduto con <em>Inside Out 2</em>, quegli artisti <strong>non raccoglieranno i meriti</strong>, né artistici né economici, del successo che <em>Il robot selvaggio</em> sicuramente avrà al botteghino e durante la stagione dei premi. L’ennesima testimonianza del paradosso dei tempi correnti, in cui l’animazione è l’unica a portare milioni di persone in sala, ma <strong>gli animatori sono quasi tutti senza lavoro</strong>.</p>
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		<title>La recensione di Il Magico Mondo di Harold, un film con attori che sguarda all&#8217;animazione</title>
		<link>http://imperoland.it/la-recensione-di-il-magico-mondo-di-harold/</link>
				<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 11:13:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Iovannitti]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Magico Mondo di Harold]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Arriva oggi nelle sale il film Il Magico Mondo di Harold, il nuovo  lungometraggio Sony Pictures con Zachary Levy e Zooey Deschanel distribuito da Eagle Pictures. Sotto potete leggere la&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Arriva oggi nelle sale il film <em>Il Magico Mondo di Harold</em>, il nuovo  lungometraggio <strong>Sony Pictures</strong> con <strong>Zachary Levy e Zooey Deschanel</strong> distribuito da<a href="http://eaglepictures.it"><strong> Eagle Pictures</strong></a>. Sotto potete leggere la nostra recensione di Il Magico Mondo di Harold.</p>
<h3>La nostra recensione di Il Magico Mondo di Harold.</h3>
<p>Scrivere un film per famiglie è sempre molto complesso. Bisogna creare una storia adatta a grandi e piccini nonostante i più piccoli siano perfettamente in grado di decifrare, a loro modo, il mondo e ciò che vedono. Ed è proprio su questo piccolo monito che si fonda <em>Il Magico Mondo di Harold</em>.</p>
<p>Partendo da uno dei più celebri libri illustrati per l&#8217;infanzia, che il film porta sul grande schermo usando l&#8217;animazione, il pubblico potrà scoprire una storia nuova, quella del protagonista del libro nel mondo reale. <strong>Il fantastico incontra il reale e Zachary Levy, in una delle sue performance più libere ed espressivamente sopra le righe, cerca di decifrare il caos e la rigidità della realtà con il suo linguaggio, creativo, colorato</strong> (anche se solo di viola) che non è altro che quello di un bambino. A lui si contrappone la visione di Zooey Deschanel, leggermente sottotono &#8211; un po&#8217; anche per colpa del ruolo cliché che deve recitare, quello del genitore disilluso &#8211; ma sempre piacevole. <strong>Il giovane Benjamin Bottani, nel quale potrà rivedersi il pubblico più giovane e il fanciullo pascoliano nascosto in ognuno di noi, è l&#8217;anello di congiunzione tra i due mondi e una sorpresa in termini attoriali. </strong></p>
<p><strong>La narrazione prosegue tra contrasti</strong> come bene e male, risate e divertimento, colori ed eterni grici e, come già detto, la visione semplice di Harold (Zachary Levi) e quella complicata di Gary (interpretato da Alfred Molina) e Terri (Zooey Deschanel). <strong>Ai cliché di questo genere di avventure</strong> (come l&#8217;interpretazione nel mondo reale di Alce e Porcospino )<strong> si uniscono momenti da risata garantita rendendolo un film che, anche grazie alla breve durata, intrattiene con semplicità. </strong></p>
<p>Inoltre, l&#8217;aspetto che lo differenzia da altri prodotti simili, è che finalmente porta l&#8217;animazione tradizionale in un film con attori in carne e ossa, anche se non lo fa unendolo alle riprese dal vivo. Il budget, dopotutto, fa da padrone.</p>
<h3>In conclusione</h3>
<p><em>Il Magico Mondo di Harold </em>è dunque un film per famiglie, che seppur con qualche cliché sa intrattenere con fantasia e volti noti che si mettono al servizio della storia, della creatività e delle risate.</p>
<p><iframe title="Il magico mondo di Harold - Dal 12 settembre al cinema - Trailer Ufficiale" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/YWRI_0g5Z1Q?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="http://imperoland.it/il-magico-mondo-di-harold/"><strong>QUI POTETE SCOPRIRE TUTTO SUL FILM!</strong></a></p>
<h3>Informazioni sul film</h3>
<p>Presentato in anteprima alla 54esima edizione del Giffoni Film Festival, <em>Il Magico Mondo di Harold</em> è il nuovo live-action prodotto da <strong>Sony Pictures</strong> e diretto da<strong> Carlos Saldanha</strong> (la saga de <em>L’Era Glaciale, Ferdinand</em>) da una sceneggiatura di David Guion e Michael Handelman.</p>
<p>Tratto dal celebre libro per bambini del 1955 scritto da Crockett Johnson “Harold and the Purple Crayon”, il film è il primo adattamento cinematografico dell&#8217;amato classico per bambini che ha affascinato i giovani lettori per decenni. Il Magico Mondo di Harold è interpretato da Zachary Levi (<em>Shazam!</em>), Lil Rel Howery (<em>Scappa &#8211; Get Out</em>), Benjamin Bottani (<em>Bromates &#8211; Coinquilini per la pelle</em>), Jemaine Clement (<em>Vita da vampiro &#8211; What We Do in the Shadows</em>), Tanya Reynolds (<em>Sex Education</em>) con Alfred Molina (<em>Spider-Man: No Way Home</em>) e Zooey Deschanel (<em>Yes Man</em>).</p>
<p>Questa la sinossi ufficiale: <em>All&#8217;interno del suo libro, l&#8217;avventuroso Harold (Zachary Levi) può dare vita a qualsiasi cosa semplicemente disegnandola. Dopo essere cresciuto e aver disegnato se stesso fuori dalle pagine del libro e nel mondo reale, Harold scopre di avere molto da imparare sulla vita vera e che la sua fidata matita viola può scatenare scherzi molto più esilaranti di quanto avesse mai pensato. Quando il potere dell&#8217;immaginazione illimitata finisce nelle mani sbagliate, ci vorrà tutta la creatività di Harold e dei suoi amici per salvare il suo mondo e quello reale. </em></p>
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		<title>Orion e il buio, il nuovo film DreamWorks parla ai bambini come nessun altro. La recensione</title>
		<link>http://imperoland.it/orion-e-il-buio-il-nuovo-film-dreamworks-parla-ai-bambini-come-nessun-altro-la-recensione/</link>
				<pubDate>Wed, 14 Feb 2024 13:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[DreamWorks Animation]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Orion è un fifone. È così che si presenta agli spettatori: con un’infinita lista di ansie e paure, che vanno dal parlare con la compagna di classe che gli piace&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Orion è un fifone.</strong> È così che si presenta agli spettatori: con un’infinita lista di ansie e paure, che vanno dal parlare con la compagna di classe che gli piace ai clown assassini, passando per cadere da un dirupo, essere esposto alle radiazioni, essere punto dalle api, intasare il bagno… Qualsiasi cosa lo terrorizza, ma ciò che teme più di tutto è l’ignoto, il buio che lo avvolge nella sua stanza ogni sera prima di dormire. Sembra l’inizio di <strong>una favola della buonanotte</strong> (e in effetti la fonte originale &#8211; un libro illustrato di Emma Yarlett &#8211; lo è), ma questa storia semplicissima ha avuto la fortuna di passare per le mani di <strong>Charlie Kaufman</strong> trasformandosi in <em><strong>Orion e il buio</strong></em>, il primo film d’animazione degno di nota dell’annata 2024.</p>
<p>Occorre ricapitolare in breve la storia produttiva “anomala” di questo valido cartoon, prodotto da <strong>DreamWorks Animation</strong> ma approdato direttamente su <strong>Netflix</strong>. Si tratta del titolo apripista di <a href="http://imperoland.it/dreamworks-licenzia-il-4-dei-dipendenti-grandi-cambiamenti-dal-2025-in-poi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un nuovo modello di business</a> che la casa di produzione di Jeffrey Katzenberg adotterà nei prossimi anni, con l’intenzione di contare sempre di più sul contribuito di studi esterni, invece che realizzare tutto <em>in house</em>. Per <em>Orion e il buio</em> la scelta è ricaduta sul francese <strong>Mikros Animation</strong>, con cui DreamWorks aveva già collaborato in precedenza per <em>Capitan Mutanda</em>. Il piccolo studio europeo gestisce assai bene questo progetto (presumibilmente) a modesto budget, regalandogli cura e personalità. Sono degni di nota soprattutto<strong> gli effetti visivi</strong>, che comprendono piccole sequenze in stile 2D, e chiaramente <strong>l’illuminazione</strong>, lo studio della luce e del buio, elementi fondamentali di questa vicenda. I personaggi risultano invece più limitati nei modelli e nell’espressività: sono, di fatto, “pupazzetti” in CGI piuttosto convenzionali (e non sempre dal design particolarmente accattivante), seppur adeguati alla storia narrata.</p>
<p><img class="size-large wp-image-87022 aligncenter" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-1024x435.jpg" alt="" width="1024" height="435" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-1024x435.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-300x128.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-768x326.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-1536x653.jpg 1536w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-1170x497.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1-585x249.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/orion-and-the-dark-nuovo-film-dreamworks-1.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>È tuttavia senza alcun dubbio <strong>lo script di Kaufman</strong> il punto forte di <em>Orion e il buio</em>. Innanzitutto perché racconta tantissimo servendosi di pochi elementi essenziali, combinati con estro e creatività. È una lezione che accomuna questo film ad <em><strong>Up</strong> </em>e altre grandi opere di <strong>Pete Docter</strong>, tutte un trionfo di personaggi strampalati tenuti insieme per miracolo, storie semplici che diventano epopee, problemi quotidiani che fanno da specchio a profonde esperienze collettive. La vicenda di Orion non è complessa, dopotutto: è un bambino che attraverso un’esperienza soprannaturale, un po’ alla Alice o Wendy Darling, <strong>impara a domare la sua paura del buio</strong>. È tutto qua… finché non lo è più, perché Kaufman a un certo punto delinea una cornice. E questa cornice diventa <strong>un’introduzione alla metanarrazione</strong>, moltiplicando i livelli di interpretazione e creando un mosaico di notevoli sottotesti: accanto al timore dell’ignoto ci sono quindi la rivalsa degli emarginati e forse dei neurodivergenti, la cura della salute mentale, persino un’ode agli introversi, a coloro che trovano sé stessi nella contemplazione del silenzio.</p>
<p>Si fa un gran parlare, forse nello sciocco tentativo di nobilitarli, di <strong>film d’animazione dai “temi maturi”</strong>, al punto che quando al cinema arrivano titoli mediamente più complessi come <em>Soul</em>, <em>Inside Out</em> o il <em>Pinocchio</em> di Del Toro ci si affretta a ribadire che non si tratta affatto di film per bambini e che piaceranno soprattutto ai loro genitori. Ecco, <em>Orion e il buio</em> invece <strong>sceglie i bambini come pubblico privilegiato</strong>, ma con una chiave di lettura del tutto sorprendente: sostituendoli all’autore.</p>
<p><img class="size-large wp-image-89296 aligncenter" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark-1024x576.jpg" alt="" width="1024" height="576" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark-1024x576.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark-300x169.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark-768x432.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark-1170x658.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark-585x329.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2024/02/Orion-and-the-Dark.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Kaufman non mette in dubbio neanche per un istante che essi siano in grado di elaborare “tematiche mature” (c’è anche un’impressionante sequenza in cui il piccolo protagonista parla a ruota libera della <strong>paura della morte</strong>), e tuttavia non è questo il rispetto che osserva nei confronti della sua audience. No. Questo è un film in cui a un certo punto <strong>lo scrittore si arrende</strong>, posa la penna e ammette una verità scomoda: qualsiasi sceneggiatura scritta da un adulto impallidisce di fronte al potere della creatività dei bambini. Ammette che le vere storie, quelle che vengono tramandate di generazione in generazione, sono quelle che ricordiamo dall’infanzia. Che come adulti possiamo anche cercare in maniera maldestra di riprodurle, ma <strong>la vera forza generativa della narrazione</strong> si nasconde proprio in quei racconti caotici, che procedono per associazione, in cui tutto è possibile e non c&#8217;è alcuna conseguenza logica tra causa ed effetto. E in ultimo, che <strong>lo storytelling dei bambini ha un peso</strong>, un impatto, può cambiare vite, guarire paure, sanare ansie. <em>Orion e il buio</em> mette in scena il loro linguaggio, narra in maniera disarticolata, priva di coerenza, senza alcun limite logico e razionale, e rispetta i bambini nel miglior modo possibile: <strong>esaltandone il potere in quanto narratori.</strong></p>
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		<title>Wish: esiste ancora la &#8220;magia Disney&#8221;? La recensione del film che celebra i 100 anni</title>
		<link>http://imperoland.it/wish-esiste-ancora-la-magia-disney-la-recensione-del-film-che-celebra-i-100-anni/</link>
				<pubDate>Fri, 29 Dec 2023 13:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Irene Rosignoli]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Carosello]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Walt Disney Animation Studios]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>È un anno sfortunato per Disney. Che questo periodo coincida con quello del 100° anniversario dell’azienda è davvero triste ironia, tuttavia non è la prima volta che un danno all’immagine&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><strong>È un anno sfortunato per Disney.</strong> Che questo periodo coincida con quello del <strong>100° anniversario</strong> dell’azienda è davvero triste ironia, tuttavia non è la prima volta che un danno all’immagine porta alla disaffezione del pubblico, e la cura molto spesso è solo una: togliersi dalla testa che Disney sia un monolite unitario, e guardare al percorso e alla filmografia dei singoli studi, riabilitando chi ha sempre lavorato bene e coerentemente con la propria poetica. È il caso ad esempio dei <a href="https://imperoland.it/once-upon-a-studio-trailer-e-poster-del-nuovo-corto-disney-con-oltre-500-storici-personaggi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Walt Disney Animation Studios</strong></a>, che in quest’anno propongono al cinema <em><strong>Wish</strong></em>, una “fiaba delle fiabe”, un origin story semplice, a tratti maldestra e con tanto cuore, che vuole riflettere proprio su questo: <strong>che cosa significa essere <em>Disney</em> nel 2023</strong>, con cento anni di storia alle spalle.</p>
<p><img class="size-large wp-image-87189 aligncenter" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1-1024x614.png" alt="" width="1024" height="614" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1-1024x614.png 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1-300x180.png 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1-768x460.png 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1-1170x701.png 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1-585x351.png 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/06/wish-disney-animation-trailer-screenshot-1.png 1198w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Non possiamo che partire dalla tecnica, di cui la critica – ingiustamente – non sta parlando, e che quindi nomineremo per prima. <em>Wish</em> porta a compimento un percorso che partiva da<a href="https://www.youtube.com/watch?v=mM6cLnscmO8" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><em><strong> Paperman</strong></em></a> (2012) e che finora si era ritagliato qualche spiraglio qua e là, senza mai riuscire a sfociare nel tanto agognato lungometraggio. La gestione scellerata da parte dei piani alti ha fatto sì che una tecnica di cui i Walt Disney Animation Studios erano stati pionieri sia stata <strong>adottata e perfezionata prima e meglio da altri studi</strong>, dando vita a una <strong>rivoluzione dell’animazione</strong> in cui a rimanere indietro sono stati proprio coloro che l’avevano inventata, destinati a ripetere ancora e ancora lo stesso “modello <em>Frozen</em>”. Stavolta però ci siamo veramente: <em>Wish</em> riesce a trovare il <strong>compromesso tra linea e tridimensionalità</strong> e lo applica all’eleganza della <strong><em>character animation</em> Disney</strong>. Il lavoro sui personaggi a dir la verità ha ancora qualche sbavatura, mentre a risaltare sono soprattutto gli splendidi fondali che omaggiano il grandissimo concept artist <strong>Gustaf Tenggren</strong> (<em>Biancaneve, Pinocchio</em>). Dietro a questa meraviglia c’è il production designer <strong>Michael Giaimo</strong>, che lavora a questa tecnica pittorica dai tempi del mai realizzato <em>Rapunzel Unbraided</em> e del quale finalmente possiamo ammirare la visione senza filtri e senza trasposizioni penalizzate dalla CGI. Notevole anche il lavoro del <strong>reparto VFX</strong>, che integra a meraviglia degli effetti pseudo-bidimensionali e che soprattutto realizza quel piccolo capolavoro della stellina Star.</p>
<p><img class="size-large wp-image-88903 aligncenter" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art-1024x410.jpg" alt="" width="1024" height="410" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art-1024x410.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art-300x120.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art-768x307.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art-1170x468.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art-585x234.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-concept-art.jpg 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>La storia è invece la componente più incerta e traballante dell’opera. L’obiettivo conclamato del film è quello di proporre <strong>un racconto semplice</strong>, che richiami le fiabe classiche, senza particolari <em>twist</em> o complessità. La banalità è solo apparente, ovviamente: <em>Wish</em> è in realtà <strong>un film pieno di finezze</strong> che si nascondono sotto la superficie (bellissimo, ad esempio, il rovesciamento della tradizionale canzone d’amore Disney, che qui diventa un duetto tra la protagonista e il cattivo, in cui l&#8217;oggetto dell&#8217;interesse amoroso è&#8230; il popolo di Rosas). Ma è anche <strong>un film di Jennifer Lee</strong>, con tutti i difetti che questa sceneggiatrice si è sempre portata dietro. A fronte di una forte sensibilità nella creazione dei personaggi, non sempre l’autrice riesce a <strong>bilanciare i diversi toni del racconto</strong>; a farne le spese qui è soprattutto la <strong>tensione drammatica</strong>, che sembra sempre sul punto di decollare ma non centra mai totalmente il bersaglio. Gli ostacoli si superano con grande facilità, l’antagonista si limita a qualche ghigno e minaccia e in generale c’è un senso di rassicurazione e sicurezza, anche laddove si dovrebbe temere per la sorte dei protagonisti. Dai tempi di <em>Frozen</em>, poi, Lee è solita descrivere o commentare verbalmente ciò che accade sullo schermo, una pratica ingenua e francamente proprio sbagliata per un film d’animazione. In un cartoon, a parlare e suggerire l’azione dovrebbe essere anzitutto l’immagine: i suoi personaggi, invece, non fanno mai silenzio, rimarcando continuamente l’ovvio e finendo per <strong>spezzare potenziali momenti contemplativi</strong>.</p>
<p><img class="size-large wp-image-88904 aligncenter" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-1024x387.jpg" alt="" width="1024" height="387" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-1024x387.jpg 1024w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-300x113.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-768x290.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-1536x581.jpg 1536w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-1170x442.jpg 1170w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha-585x221.jpg 585w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/12/wish-disney-magnifico-asha.jpg 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>Pregi e difetti, dunque, ma non c’è dubbio che sia un prodotto creato con cura e amore. <em>Wish</em> è un’opera importante, che è insieme <strong>tributo, film manifesto, ponte e spartiacque tra passato e presente</strong>. Lungi dall’essere una fredda marchetta o una parata di <em>easter egg</em>, riesce in un’impresa difficile: omaggiare quello che Disney è stata, e allo stesso tempo costruire nuove fondamenta reinventando una tradizione che ha costante bisogno di rinnovarsi. Il miracolo è che questo avvenga, coerentemente, su tutti i fronti: non solo quello <strong>narrativo</strong> e quello <strong>visuale</strong>, ma persino quello <strong>simbolico</strong>. Senza “spoilerare” troppo, il ruolo che l’eroina Asha assume nel pantheon Disney è una dichiarazione d’intenti coraggiosa, che riposiziona lo studio su <strong>un piano storico e ideologico moderno</strong>, creando però <strong>un filo diretto con la sua eredità</strong>. Dunque si è detto che Disney si è persa: può forse valere per la Company e le sue mille anime conflittuali, ma non certo per i Walt Disney Animation Studios, che proprio con <em>Wish</em> dimostrano – seppur in maniera ingenua e non priva di compromessi &#8211; di <strong>aver molto chiaro da dove vengono e dove stanno andando</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Trolls 3, la recensione: riunione di famiglia</title>
		<link>http://imperoland.it/trolls-3-recensione/</link>
				<pubDate>Fri, 17 Nov 2023 14:15:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Bianchi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Animazione Americana]]></category>
		<category><![CDATA[DreamWorks Animation]]></category>
		<category><![CDATA[Film]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[animazione]]></category>
		<category><![CDATA[Dreamworks]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Il prossimo 9 novembre arriverà al cinema Trolls 3 &#8211; Tutti insieme, nuovo capitolo del franchise DreamWorks. In attesa di poter vedere Branch, Poppy e tutti gli altri personaggi nuovamente&#8230;</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Il prossimo<strong> 9 novembre</strong> arriverà al cinema <em><strong>Trolls 3 &#8211; Tutti insieme</strong></em>, nuovo capitolo del franchise <a href="https://www.universalpictures.it/micro/trolls-3">DreamWorks</a>. In attesa di poter vedere Branch, Poppy e tutti gli altri personaggi nuovamente in azione il film animato è stato presentato in anteprima alla <em>Festa del Cinema di Roma</em> in collaborazione con <em>Alice nella città</em>. Ad assistere alla proiezione anche Lodovica Comello e Stash, voci dei protagonisti.</p>
<p><strong>Branch e Poppy sono finalmente una coppia</strong> e la loro vita procede alla grande. Le cose cambiano però quando improvvisamente dopo anni si rifà vivo suo fratello John Dory. Questi gli dice che devono <strong>rimettere insieme i BroZone</strong>, gruppo che avevano insieme agli altri fratelli, per poter liberare Floyd, tenuto prigioniero dal duo di popstar Velvet e Veneer. Riusciranno i BroZone a trovare l&#8217;unità familiare che gli serve per poter salvare loro fratello?</p>
<h3><strong>Trolls 3: tuffo nel passato</strong></h3>
<p>Dopo un incipit in cui veniamo a sapere del passato in una boyband di Branch e del motivo del loro scioglimento, torniamo nel presente ed <strong>entriamo quasi subito nel vivo della storia</strong>. L&#8217;arrivo di John Dory da il via ad un viaggio che porterà i protagonisti della storia a rivivere il passato e gli screzi che li hanno allontanati.</p>
<p>Un viaggio che ci presenta in maniera breve, intensa e divertente i fratelli di Branch. Tra famiglie numerose, isole in cui è sempre vacanza e parco giochi abbandonati facciamo la conoscenza di una <strong>famiglia tanto divertente quanto disfunzionale</strong> che sta reimparando a conoscersi.</p>
<p>Proprio <strong>il passato e le sue  conseguenze</strong> nel presente sono uno dei temi di <em>Trolls 3 &#8211; Tutti insieme</em>. Il film ci mostra come i torti subiti anni addietro ci condizionino ancora oggi, impedendoci spesso di voltare pagina ed andare avanti. Una storia che ci mostra come anche grazie all&#8217;entusiasmo di chi ci è accanto è possibile dimenticare il passato ed andare finalmente avanti.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-88715" src="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/10/trolls-3-dreamworks.jpg" alt="una scena di trolls 3" width="800" height="400" srcset="http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/10/trolls-3-dreamworks.jpg 800w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/10/trolls-3-dreamworks-300x150.jpg 300w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/10/trolls-3-dreamworks-768x384.jpg 768w, http://imperoland.it/wp-content/uploads/2023/10/trolls-3-dreamworks-585x293.jpg 585w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<h3><strong>Ironia e valori</strong></h3>
<p>Una storia che ci porta in un<strong> mondo colorato e variopinto</strong>, pieno di creature fantastiche e dal sapore al contempo retrò e futuristico dove la musica abbonda. Una vicenda in cui abbondano amore fraterno, dissidi, rimorsi e brama di successo che riesce a divertire ed intrattenere sin da subito.</p>
<p><em>Trolls 3</em> è un film che ha <strong>nell&#8217;ironia uno dei suoi punti di forza</strong>. Tante le battute e le gag in stile slaptick comedy capaci di far ridere di gusto. Difficile non ridere della divertente rappresentazione delle boyband, così come è difficile non cogliene una critica tutt&#8217;altro che velata al mondo della musica odirna e dei social, dove l&#8217;apparire conta più del talento. Così come evidente è l&#8217;omaggio a chi lavora dietro le quinte, soprattutto agli assistenti tutto fare.</p>
<p>Il film diretto nuovamente da Walt Dohrn, affiancato da Tim Heitz, è caratterizzato dalla presenza di <strong>valori universali</strong>, come l&#8217;importanza della famiglia, il saper perdonare ed il lasciarsi il passato alle spalle. <em>Trolls 3</em> ci porta in un <strong>viaggio di crescita interiore e morale</strong>,  che farà capire al protagonista e ad i suoi fratello che c&#8217;è solo un modo di vivere il successo e tutto ciò che comporta: con entusiasmo e rimanendo sempre sé stessi. Una storia dove c&#8217;è spazio anche per la redenzione e l&#8217;importanza dell&#8217;ammissione delle proprie colpe.</p>
<p>Tra canzoni pop, glitter, creature particolari, <strong>inseguimenti in stile <em>Fast &amp; Furious</em></strong>, <em>Trolls 3 &#8211; Tutti insieme</em> ci trascina in un&#8217;avventura canora pittoresca che piacerà ai fan del franchise ed ai più piccoli. <strong>Divertimento assicurato</strong>.</p>
<p><a href="https://imperoland.it/trolls-3-tutti-insieme-il-nuovo-psichedelico-trailer-del-film-animato-dreamworks/">QUI</a> potete vedere il trailer del film!</p>
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