Studio fondato nel 1986 da Ed Catmull, Steve Jobs e Alvy Ray Smith. Dal 2006 fa parte del gruppo Walt Disney Company. Alla Pixar e in particolare alle figure di Catmull e di John Lasseter si deve il primo film in computer grafica della storia, Toy Story. Ancora oggi producono unicamente film animati in CGI.
Ci sono pochissimi registi nell’animazione mainstream che possono permettersi di avere un controllo pressoché totale sulle loro opere, e Brad Bird è uno di essi. Non è un caso se il suo è il nome più citato all’interno dell’industria quando si vuole indicare un esempio di qualità, un maestro a cui guardare. Nonostante sia dichiaratamente contrario alla valanga di sequel e remake che vengono prodotti a Hollywood, Bird si è finalmente lasciato convincere dalla Pixar a realizzare Gli Incredibili 2, un’opera che poteva essere un vero azzardo. Se all’epoca il primo film brillava per originalità, replicare oggi, dopo dieci anni in cui è uscito al cinema praticamente un cinecomic a settimana, era un’impresa praticamente impossibile.
Forse è stato proprio questo ad attrarre il regista, ma bisogna premettelo fin dall’inizio: Gli Incredibili 2 non ha, e non può avere per forza di cose, la carica di inventiva che aveva il primo capitolo. La pellicola si inserisce nel genere supereroistico moderno in maniera organica, e proprio in questo forse risiede la sua grandezza. Nonostante sia l’epoca del boom dei cinecomics, nonostante dieci anni di cine-fumetto, non c’è stato neanche un film originale di supereroi in animazione, fatta eccezione per le parodie come LEGO Batman e per il disneyano Big Hero 6, in cui in fondo la parte action era solo un contorno.
Gli Incredibili 2 non è la versione per bambini di un film d’azione. È un film d’azione. Fatto a cartoni. Non sfigurerebbe affatto all’interno della filmografia Marvel e neppure per un momento vira verso la parodia del genere o verso una semplificazione. Insomma, Gli Incredibili 2, laddove film come Zootropolis o Big Hero 6 finivano per essere la versione “più facile” del proprio genere, si prende sempre sul serio e fa ciò che Bird sa fare meglio: non si piega al livello dello spettatore, ma mira ad elevarlo a quello del filmmaker.
Messa così, tuttavia, sembrerebbe un voler rincorrere la presunta superiorità del live action avvicinandoglisi il più possibile. E invece no. Brad Bird non dimentica mai di star lavorando con l’animazione: da regista che ha una padronanza del mezzo probabilmente superiore alla media, sa benissimo (e ce lo fa capire) che i suoi personaggi sono cartoni animati e ne sfutta tutte le potenzialità appieno in ogni scena. E così, la risoluzione di un combattimento può essere benissimo Jack-Jack che assume dimensioni gigantesche per schiacciare l’avversario, perché nel reame dell’animazione tutto è possibile.








