Che differenza c’è tra Walt Disney Animation e Pixar Animation? Trovare una risposta a questa domanda è centrale per la definizione dell’identità di entrambe, ma è diventato particolarmente complicato da quando nel 2006 John Lasseter è stato nominato chief creative officer dei due studi, iniziando di fatto un processo di uniformazione che va avanti ancora oggi. E se sul piano dell’estetica la differenza è ben chiara, con la Pixar che gioca con i volumi, le geometrie e con uno stile fotorealistico, mentre la Disney è impegnata a ricreare il feeling dell’animazione tradizionale, ben più complesso è capire cosa li contraddistingue a livello contenutistico. In parole povere: se la Pixar può fare un film con protagonista una principessa come Ribelle – The Brave, qual è sostanzialmente la differenza con i loro cugini Disney?
Con Coco di Lee Unkrich il problema si ripresenta, al punto che molti lo hanno definito il film più “disneyano” tra quelli della casa di Luxo. Effettivamente, non solo si tratta del classico viaggio di formazione dell’eroe pronto ad andare contro il volere della sua famiglia pur di realizzare il suo più grande sogno (leitmotiv del Rinascimento Disney, che da La Sirenetta ci collega a Oceania), ma soprattutto è un’opera musicale, in cui le canzoni non sono fuori campo ma cantate dai personaggi stessi, e servono quindi a comprendere i loro pensieri e i loro desideri.

Coco però riprende anche la migliore tradizione Pixar, quella che in fondo contraddistingue tutti i più grandi capolavori dello studio, basata sulla creazione di mondi paralleli con una loro coerenza interna, mondi che in qualche modo entrano in relazione con il reale finendo per influenzarlo. In questo sta forse l’essere genuinamente Pixar di Coco, nel catturare un’esperienza della vita umana (il rapporto con la morte, ma anche l’importanza della memoria) e nel costruirci intorno una mitologia, un universo alternativo plausibile, retto da leggi e gerarchie che pescano sì dalla cultura messicana, ma anche dalle stesse menti geniali che due anni fa ci hanno mostrato il cervello umano come una grande fabbrica in Inside Out.
Proprio Inside Out può essere il metro di paragone con cui confrontare Coco, sia perché si tratta di film che hanno tematiche simili (“cosa succede quando si viene dimenticati?” è una domanda comune a entrambe le pellicole), sia perché la metodologia dei due registi Docter e Unkrich rivela quelle che attualmente sono forse le due anime più interessanti del cinema Pixar. Pur avendo realizzato un film senza dubbio toccante dal punto di vista emotivo, Docter è prima di tutto un animatore interessato a esplorare i limiti del medium e capace di fermare letteralmente la narrazione per proporre una sequenza fine a sé stessa come quella in cui i protagonisti si ritrovano nel Pensiero Astratto (visivamente forse una delle scene più interessanti del cinema d’animazione recente). In Coco, invece, non c’è interesse per la sperimentazione o per il gusto del movimento in sé: come già in Toy Story 3, l’attenzione di Unkrich è per le emozioni, per il cuore. L’animazione, la tecnica e lo sfoggio artistico sono quindi totalmente al servizio della storia, la quale propone un interessante twist sul classico tema dell’adolescente che deve conquistare la benedizione dei suoi avi per poter realizzare il suo sogno. Miguel in fondo non vacillerà mai nel suo proposito di infrangere le regole di famiglia e scegliere da solo il suo destino; piuttosto, dovrà prima capire perché desidera davvero diventare un musicista e come le relazioni umane, in questo caso quelle familiari, siano in realtà la linfa che nutre l’arte, qualcosa da cui non si può prescindere.
È vero che Coco non ha la tipica originalità Pixar, ma forse è anche arrivato il momento di sganciarsi da questo concetto che tutto sommato non significa poi nulla. L’originalità Pixar non esiste, e se esiste non è certo ciò che ha reso lo studio di Catmull e Lasseter un grande studio: la loro intuizione, vent’anni fa, fu piuttosto quella di raccogliere nel momento giusto la tradizione Disney parallela a quella del grande musical fiabesco. In questo senso, Coco è uno dei film che maggiormente hanno saputo amalgamare questa eredità con il worldbuilding tipicamente pixariano, con un’interessante riflessione sul reale e in ultimo con quell’attenzione per le piccole cose quotidiane che da Toy Story in poi hanno fatto la fortuna dello studio di Emeryville.

Film
Tramite una conferenza stampa alla quale Impero Disney era presente, The Walt Disney Company Italia ha svelato le voci italiane del nuovo film Pixar Coco, al cinema dal 28 dicembre.
La produttrice discografica e volto televisivo Mara Maionchi presterà la propria voce a Mamá Coco, l’amata bisnonna con cui Miguel condivide le proprie avventure quotidiane e che dà il titolo al film; la premiata attrice Valentina Lodovini sarà l’amorevole Mamá, che incoraggia suo figlio Miguel ad abbracciare le tradizioni familiari. Nella Terra dell’Aldilà il pubblico incontrerà invece Tía Victoria, con la voce della celebre attrice e cantante Matilda De Angelis. Con loro era presente anche il giovane e acclamato Michele Bravi, che regalerà grandi emozioni al termine della storia grazie all’interpretazione del brano nei titoli di coda “Ricordami (Solo)”, versione in italiano del brano originale “Remember Me”.
Cliccando qui potete vedere il nuovo trailer italiano del film.

Breaking: Annunciata una quarta trilogia di Star Wars diretta da Rian Johnson
Manca ancora un mesetto all’uscita del suo Gli Ultimi Jedi, ma per il regista Rian Johnson è solo l’inizio di un contratto che lo legherà alla Lucasfilm per molto tempo.
Lo studio ha infatti annunciato a sorpresa sul suo blog ufficiale l’arrivo di una quarta trilogia di Star Wars, di cui il primo episodio (in arrivo sicuramente dopo il 2020) sarà scritto e diretto proprio da Johnson. Di questa nuova saga sappiamo solamente che non sarà collegata con la famiglia Skywalker e che introdurrà nuovi personaggi provenienti da angoli della galassia che non abbiamo ancora esplorato.
“Abbiamo adorato lavorare con Rian a Gli Ultimi Jedi”, ha dichiarato Kathleen Kennedy, presidente di Lucasfilm. “È una vera forza creativa e vederlo assemblare Gli Ultimi Jedi dall’inizio alla fine è stata una delle gioie della mia vita. Rian realizzerà grandi cose con la tela bianca di questa nuova trilogia.”
Il prossimo appuntamento al cinema con Star Wars è il 13 dicembre 2017, mentre a maggio 2018 vedremo al cinema lo spin-off su Han Solo.

Visto in anteprima a Lucca Comics & Games 2017
Mentre si rincorrono le notizie sul nuovo film dello Studio Ghibli, la televisione di stato giapponese NHK ha deciso di realizzare Never Ending Man, un documentario di 70 minuti incentrato sulla figura di Hayao Miyazaki, l’uomo e l’artista, e su cosa stia succedendo all’interno dello Studio dopo il suo presunto ritiro dalle scene.
Per questo special, il regista Kaku Arakawa ha deciso di seguire il format già sperimentato in “Il Regno dei sogni e della follia”, seguendo il maestro nella sua routine quotidiana e filmando le sue riflessioni, i pensieri e le situazioni che vive. Per tutto il film però viene tenuta una distanza di rispetto che fa scomparire la mano del regista e dà l’illusione di assistere in prima persona a quello che si vede. Sensazione che lo stile di ripresa da “ghost-director” non fa che accentuare, dando la possibilità a tutti di esprimersi liberamente. In questo modo emerge un ritratto di Miyazaki fatto di luci e ombre, che lui stesso tende a sottolineare. Abbiamo così continue riflessioni sulla vecchiaia, sulla morte di persone a lui vicine “più giovani di me”, sui suoi atteggiamenti nei confronti delle nuove leve e del “nuovo” in generale. Tutti aspetti che di solito si tende a nascondere, mentre lui ne fa un tratto distintivo del suo essere.

Il documentario segue le vicende successive a Quando c’era Marnie, ultimo film realizzato dallo studio di animazione. Vediamo così la chiusura dello studio, con i tavoli e le stanze vuote. Tutto però si rianima pian piano, e il regista ci fa seguire questo processo di rinascita. In pieno stile Miyazaki, vediamo come si possa tracciare una linea partendo da qualcosa di estremamente piccolo, come un bruco che nasce (Boro, il protagonista di un corto che l’artista realizzerà per il Museo Ghibli), ma che via via si ingrandisce fino a rianimare l’intero Studio per un nuovo progetto.
Il limite maggiore di questo film è la sua forma. Si vede chiaramente che le riprese e il montaggio sono stati realizzati per la televisione, e la pellicola ne soffre quando è portata su grande schermo. Un peccato, perché la forza di questo documentario sta nei contenuti e nello sguardo che riesce a dare sulla persona, prima ancora che sul Maestro, che è Hayao Miyazaki.
Presentato in anteprima a Lucca Comics & Games da Nexo Digital, Never Ending Man – Hayao Miyazaki sarà distribuito nelle sale cinematografiche solo il 14 novembre per un evento speciale.

View Conference 2017: il making of di Loving Vincent, il primo film interamente dipinto
È diventato l’evento speciale più visto al cinema in Italia, raccogliendo in soli tre giorni oltre 130 mila spettatori in 283 sale, molte delle quali sold out. E la corsa al successo di Loving Vincent, il primo film ad essere completamente dipinto ad olio, non è finita qua: ora è in lizza per il Miglior film d’animazione agli European Film Awards e punta ovviamente a una nomination all’Oscar.
A presentare l’opera a View Conference 2017 c’era Steven Muench, investitore e appassionato di animazione che è stato tra i primi a credere nel progetto, accompagnando Loving Vincent dalla sceneggiatura alla première al festival di Annecy.
Di seguito, alcune delle curiosità sul making of svelate durante il suo intervento.

• Inizialmente l’idea dei registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman era quella di realizzare un cortometraggio di 7 minuti. Nessuno credeva che sarebbero riusciti in un progetto così ambizioso, perciò hanno deciso di provare l’impossibile e renderlo un film di 91 minuti.
• Per la stesura della sceneggiatura ci sono voluti diversi anni e nel tempo ha subito molte variazioni. I registi hanno lavorato a stretto contatto con i Van Gogh Archives leggendo tutte le lettere di Vincent Van Gogh. L’obiettivo era quello di realizzare una storia immaginaria (“cosa sarebbe successo se una lettera delle sue fosse andata perduta e ritrovata un anno dopo la sua morte?”) che fosse coinvolgente per lo spettatore, ma soprattutto in grado di unire al suo interno quanti più dipinti di Van Gogh possibile. La storia si sviluppa infatti attraverso i dipinti che ne costituiscono i personaggi e i set.

• Una delle critiche più frequenti fatte al film, secondo Muench, è che non sarebbe un vero film d’animazione in quanto realizzato totalmente in rotoscopio, una tecnica che permette di ricalcare i movimenti di attori reali. Lo speaker ha quindi dimostrato al pubblico di View Conference come le cose siano in realtà ben diverse. Per Loving Vincent, inizialmente sono state girate delle riprese dal vivo per 4 settimane, dopodiché 125 animatori hanno riprodotto esattamente le scene girate nei loro dipinti. A causa però della particolare tecnica utilizzata, ovvero quella a olio con pennellate non precise, era letteralmente impossibile ritracciare le silhouette dell’attore come si usa fare nel rotoscopio. Piuttosto che ricalcare, quindi, gli animatori hanno utilizzato la sagoma e il movimento di base come riferimento, di fatto ricreando e ridisegnando però l’intera scena.
• Nel film ci sono circa 65,000 dipinti. Non sono mai copie esatte di quelli di Van Gogh, ma la loro rielaborazione risponde alle esigenze della trama: per esempio in alcuni casi ci sono inquadrature diverse, vengono inseriti personaggi, si immagina il prima e il dopo di una scena. Altre volte, se la camera (e quindi il punto di vista dello spettatore) si trova in una posizione diversa, è stato necessario immaginare come Van Gogh lo avrebbe disegnato, a partire dal dipinto originale.
• Il budget è stato di 4 milioni di euro. Una parte è stata inoltre raccolta tramite Kickstarter ed è servita a formare 30 ulteriori pittori che potessero lavorare con lo stile di Van Gogh.

• Il processo di animazione è simile alla stop motion. Gli animatori lavoravano con una speciale postazione che permetteva loro di vedere il dipinto precedente e quindi i cambiamenti minimi da dover fare tra un frame e l’altro. Particolarmente difficili sono state le transizioni tra scene in cui due dipinti si “mescolano” gradualmente tra loro passando da una sequenza all’altra, oppure i movimenti di camera in cui letteralmente ogni punto del frame si muove (questi ultimi sono infatti molto rari nel film, proprio perché un movimento tipo carrellata comportava la creazione di molteplici dipinti tutti diversi tra loro, in quanto nessun punto rimane fermo).
• L’Academy Ratio è il formato scelto per la pellicola, perché si avvicina maggiormente alla dimensione dei quadri di Van Gogh.
• Per quanto riguarda le scene nel passato: Vincent Van Gogh ha iniziato a dipingere molto tardi, quindi non c’erano quadri da usare come riferimento per i flashback della sua infanzia. Si è scelto perciò di ricreare l’effetto delle fotografie d’epoca dell’800 con dipinti sempre a olio ma con palette di grigi. In queste sequenze è inoltre presente maggiormente l’uso del rotoscopio classico.
• Molta attenzione è stata data nel casting per scegliere attori che somigliassero il più possibile ai famosi ritratti di Van Gogh.
• Nella sequenza in cui Armand Roulin arriva a Parigi è possibile vedere in successione dipinti con ben 6 stili diversi. La scena vuole omaggiare il fatto che quando Van Gogh arrivò a Parigi sperimentò con diverse correnti pittoriche.
Vi ricordiamo che, dopo il grande successo del film in Italia e a grande richiesta del pubblico, Loving Vincent tornerà nelle sale il 20 novembre per un’unica data nazionale davvero imperdibile.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=jStb9NmHmpM&w=560&h=315]
È The Hollywood Reporter a dare la notizia in esclusiva: il film dei Walt Disney Animation Studios ispirato alla fiaba di Jack e il fagiolo magico, intitolato Gigantic, è stato ufficialmente cancellato.
“Quando si inizia a sviluppare un progetto, è impossibile sapere come il processo creativo andrà avanti”, ha spiegato il presidente dei Disney Studios Ed Catmull. “E a volte può capitare che un progetto non funzioni, non importa quanto ci è caro o quanto impegno e passione ci mettiamo. Con Gigantic abbiamo raggiunto quel punto, e anche se si tratta di una decisione difficile, per il momento abbiamo deciso di fermare la produzione. Ci stiamo concentrando invece su un altro progetto che è in sviluppo e che prenderà il suo posto nel 2020. Presto ne saprete di più.”
Le ultime notizie ufficiali su Gigantic risalivano a un anno fa, quando Meg LeFauve è stata nominata co-regista, affiancando Nathan Greno (Rapunzel), autore dell’idea originale per il film. Per quanto riguarda le notizie non ufficiali, però, soltanto pochi giorni fa l’animatore Malcon Pierce ha confermato sul suo profilo Instagram di essere stato nominato head of animation del film, dichiarandosi pronto a passare i successivi due anni in compagnia di Gigantic. Lo stesso Greno ha più volte confermato negli ultimi giorni sul suo profilo personale di trovarsi agli studi per lavorare proprio a Gigantic.
Evidentemente la decisione della cancellazione della pellicola è stata quindi improvvisa. Catmull riporta però la presenza di un altro progetto che dovrebbe prendere il posto di Gigantic nel 2020: nessuna informazione aggiuntiva è stata diffusa, ma secondo delle fonti interne allo studio dovrebbe essere un progetto originale.
Secondo Disney Film Facts, il team di animatori di Gigantic è effettivamente stato smembrato tra gli altri progetti, compreso il nuovo lungometraggio del 2020.
Ovviamente vi terremo aggiornati sugli sviluppi.
Clicca qui per scoprire tutto sulla storia di Gigantic negli anni

View Conference 2017: Cars 3, Wonder Woman, Blade Runner 2049 e molti altri nel programma completo dell'evento
Vi avevamo già riportato qualche mese fa i primi ospiti internazionali dell’edizione 2017 di View Conference, evento tutto italiano che ogni anno richiama a Torino i più grandi artisti mondiali dell’animazione e del cinema.
Quest’anno l’appuntamento sarà dal 23 al 27 ottobre e, come possiamo vedere dal programma ufficiale finalmente disponibile sul sito dell’evento, sono attesi nella cittadina piemontese tanti ospiti legati ai più grandi film usciti o in uscita nel 2017.
Vi riportiamo qui sotto il comunicato stampa con alcuni degli appuntamenti principali.

Tra i grandi nomi che sono pronti ad arrivare in Italia c’è Rob Pardo, uno dei designer di videogiochi più importanti del mondo, creatore di World of Warcraft e fondatore di Bonfire Studios. Insieme a lui Kevin Lin, Jan-Bart Van Beek, Bernard Yee e Maureen Fan, per raccontare il futuro di questo mondo affascinante.
Attesissimo Eric Darnell, vero e proprio pioniere del cinema animato. Regista, sceneggiatore, compositore, doppiatore ed animatore statunitense, Darnell, già vincitore di un Emmy, è celebre per la regia e per la sceneggiatura (con Tom McGrath) dei quattro film di Madagascar targati DreamWorks. Chief creative director di Baobab Studios, sarà sul palco di VIEW per parlare di storytelling immersivo ai tempi della realtà virtuale.
Tre i blockbuster in uscita nelle sale nei prossimi mesi protagonisti a VIEW Conference.
Ci saranno il premio Oscar Bill Westenhofer (Capo degli effetti visivi di Wonder Woman), il premio Oscar Martin Hill e Scott Stokdyk per Valerian e la città dei mille pianeti di Luc Besson, uno strabiliante viaggio intergalattico tra culture aliene e terre incontaminate, Christopher Townsend, candidato all’Oscar per gli effetti speciali di Guardiani della Galassia, Vol.2.
Molto atteso il premio Oscar John Nelson, supervisore capo degli effetti visivi di Blade Runner 2049, che per la prima volta racconterà proprio sul palco di VIEW il dietro le quinte dell’attesissimo film.
Joe Letteri, autentico artista della grafica digitale e degli effetti speciali. Quattro volte premio Oscar, ha contribuito con il suo talento a realizzare film di grande successo come Star Wars, Casper, Jurassic Park, King Kong, Avatar. A VIEW presenterà The War – Il pianeta delle scimmie e l’evoluzione della tecnologia e dell’arte degli effetti visivi per il film finale della trilogia.
Hal Hickel, già premio Oscar per gli effetti speciali dei Pirati dei Caraibi, parlerà delle ultime creazioni di Industrial Light and Magic – droidi, creature e navicelle spaziali – direttamente dall’ultimo film della saga di George Lucas, Rogue One: A Star Wars Story.
E se pensate che quello della computer grafica sia un mondo maschile, preparatevi a ricredervi!
Ospiti a VIEW Kim White, direttrice della fotografia per la Pixar dal 1997, che ha lavorato a capolavori come A Bug’s Life – Megaminimondo, Monsters& Co, Alla Ricerca di Nemo, Ratatouille, Toy Story 3 e Inside Out. A VIEW racconterà l‘avventura di Illuminare Radiator Springs.
Da non perdere il talk di LK Shelley, venture capitalist della Silicon Valley, che parlerà degli investimenti nel settore dei contenuti creativi come i videogiochi e degli investimenti nelle startup legate alla tecnologia mobile.
Noelle Triaureau, production designer della Sony Pictures Animation, racconterà la sua esperienza con I Puffi: viaggio nella foresta segreta.
Leslie Iwerks, produttrice, scrittrice e regista, in arrivo direttamente da LA per raccontare la sua esperienza nel mondo dei documentari Pixar e come le nuove tecnologie stiano spingendo sempre più lontano i confini dei documentari.
E ancora Vicki Dobbs Beck, dirigente responsabile di ILMxLAB, che salirà sul palco per affascinare il pubblico con le sue esperienze di storytelling.
Elisabeth Morant, per raccontare il Tilt brush ed il suo spettacolare utilizzo come frontiera del 3D.
Maureen Fan, CEO cofondatrice di Baobab Studios, il principale studio VR al mondo.
Ben pochi franchise animati sono stati vittime di tanto odio come è successo alla saga di Cars. Se il primo episodio venne accolto in maniera discreta, sul web l’insofferenza per le automobili parlanti è cresciuta dopo il sequel del 2011, colpevole di aver causato un tonfo per i Pixar Animation Studios, che fino a quel momento ci avevano graziato con un capolavoro dopo l’altro (nell’ordine: Ratatouille, Wall-E, Up, Toy Story 3).
La realtà è che i film di Cars sono tutt’altro che brutti, piuttosto hanno avuto la sfortuna di nascere film “minori” all’interno di una filmografia che fino a qualche anno fa non sbagliava neanche un colpo. E soprattutto in Cars è molto più visibile che in altre pellicole la matrice commerciale: il franchise è senza dubbio nato dalla passione di John Lasseter per i veicoli, raccogliendo una delle migliori tradizioni dei Disney Studios ovvero quella degli oggetti parlanti, ma anche dopo i risultati non brillanti al box office, è stato portato avanti grazie ai miliardi di dollari che ogni anno incassa in automobiline giocattolo. Infine, Cars è una saga che più di ogni altro lavoro Pixar è diretta ai bambini più piccoli, e forse proprio questo ha creato il fastidio del pubblico adulto verso le auto parlanti.

Dopo il flop del secondo capitolo c’era dunque la necessità di rinnovare la saga e John Lasseter ha pensato bene di farlo tirandosi da parte e lasciando la sedia del regista all’esordiente Brian Fee, storyboard artist nei primi due capitoli qui alla sua prima prova dietro la macchina da presa. Operazione riuscita? Sì e no. Da una parte Fee riesce in maniera ottimale a reinserirsi nella tradizione del primo Cars, di fatto cancellando con un colpo di spugna il secondo, recuperando la centralità del personaggio di Saetta McQueen e soprattutto l’ambientazione e lo spirito totalmente americani, il mondo delle corse statunitense, quella dolceamara nostalgia per gli antichi fasti del passato e per i grandi campioni di una volta che già avevamo assaporato nel primo capitolo. Tutto questo c’è ed è anche ben fatto, ma la regia di Fee offre ben poco altro di originale e innovativo, come ci si aspettava da una nuova voce: registicamente, Cars 3 è uno sguardo indietro all’esempio di Lasseter, e Fee rimane prudentemente su un sentiero già tracciato, rendendo il film privo di personalità.
Interessante però che un film che guardi così tanto al passato, sia per tematiche che per spirito e atmosfere, sia anche un film in qualche modo proiettato nel futuro. Saetta McQueen è ormai diventato vecchio ed è prossimo alla pensione, ma sente di non essere ancora pronto per dire addio al mondo delle corse, mondo che nel frattempo però è cambiato e in cui lui è rimasto come un pesce fuor d’acqua. Nonostante i suoi sforzi il campione non riesce a stare al passo con i nuovi piloti, semplicemente perché loro sono più giovani e scattanti. Che fare allora? Continuare a tentare di spingersi oltre i propri limiti o rassegnarsi all’evidenza e affrontare il difficile momento del passaggio di testimone cedendo il podio alle nuove generazioni?

La risoluzione, per quanto telefonata sia praticamente dal primo minuto, è in fondo la conclusione perfetta per questa saga, e ha un che di coraggioso: dal punto di vista narrativo, dal punto di vista emozionale e persino dal punto di vista commerciale, per un particolare risvolto che non anticiperemo per non fare spoiler. Questo tipo di conclusione è ciò che rende Cars 3 un film tutto sommato necessario, un’opera non eccezionale ma che riesce a chiudere il cerchio nel migliore dei modi riscattando in un certo senso gli errori del passato.
Viene infine da chiedersi cosa stia a significare questa particolare riflessione sulla vecchiaia e sul passaggio di testimone espressa in questo periodo specifico della vita della Pixar, in cui lo studio ha perso la sua centralità a Hollywood e si è visto soffiare il trono dalla rinata mamma Disney. Perché Cars 3 parla di brand in contrapposizione con l’autenticità, parla di piegarsi alle necessità del mercato o di rimanere fedeli a sé stessi e parla dell’importanza di capire quando è il momento giusto per farsi da parte. Che si tratti di una riflessione autobiografica o che stiamo leggendo troppo in un film d’animazione, è coraggioso ed è maturo da parte della Pixar portare al cinema tematiche del genere, ed è ironico e allo stesso tempo geniale che lo facciano proprio all’interno di questo particolare film.
Dopo il grande successo di Your Name di Makoto Shinkai, Nexo Digital in collaborazione con Dynit lancia una nuova stagione degli anime, che si aprirà con il film record di incassi In questo angolo di mondo.
Diretto da Sunao Katabuchi e premiato al Festival dell’animazione di Annecy, il film racconta la storia la storia di Suzu Urano, una giovane giapponese sognatrice e piena di vita, che durante la Seconda Guerra Mondiale va in sposa a un dipendente del Ministero della Giustizia nella città di Kure subito prima dello sgancio della bomba atomica, nei drammatici giorni del conflitto che ha segnato in maniera profonda e indelebile la storia del Giappone. A Kure, Suzu incontrerà così una nuova amica, Rin Shiroki, una nuova famiglia, una nuova città e, infine, il suo nuovo mondo.
L’anime sarà nei cinema italiani per un evento speciale soltanto il 19 e il 20 settembre. Potete consultare qui l’elenco delle sale che lo proietteranno nelle varie regioni.
Dal 7 settembre sarà invece disponibile in libreria il romanzo di Fumiyo Kouno da cui è stato tratto il film, edito per l’Italia da Kappalab. Per tutti coloro che acquisteranno il romanzo ci sarà uno sconto sul biglietto d’ingresso al cinema.
Qui sotto trovate il trailer di In questo angolo di mondo:
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ErvSJWBMkO0&w=560&h=315]Disney dice addio a Netflix, aprirà il proprio servizio di streaming
C’era da aspettarselo considerati i vari tentativi degli ultimi anni di creare un servizio di streaming incentrato sui soli film Disney (l’ultimo è stato il progetto Disney Life in UK), ma ora è arrivata la conferma ufficiale.
Disney ha annunciato che dirà ufficialmente addio a Netflix e altri servizi di streaming privati, con lo scopo di creare la propria piattaforma in cui distribuire soltanto i suoi contenuti. A confermarlo è stato il CEO dell’azienda Bob Iger, che ha dichiarato che il contratto con Netflix si concluderà nel 2019.
Il nuovo servizio di streaming, ancora senza nome, verrà quindi lanciato durante quell’anno e secondo i piani attuali ospiterà soltanto i film Disney e Pixar, più le serie tv live action e animate. Il futuro dei prodotti Marvel e Lucasfilm è invece ancora incerto: potrebbero rimanere su Netflix o potrebbero entrare a far parte di un terzo servizio di streaming creato ad hoc a causa del grande numero di titoli. Disney annuncerà la sua decisione in un secondo momento.
Infine, Iger ha annunciato che la nuova piattaforma ospiterà anche serie e film originali creati appositamente per la visione in streaming.
Il servizio inizialmente sarà disponibile solo per il mercato USA, ma sono già in corso i piani per espanderlo a livello globale.
UPDATE 12/08/2017: Secondo Reuters, Disney e Netflix hanno aperto le trattative per i diritti dei film Marvel e Lucasfilm. Quanto comunicato finora quindi riguarda soltanto i film Disney e Pixar. Dovrebbero essere escluse inoltre anche le serie tv; l’articolo specifica infatti che si tratta di “film deal”, quindi un accordo sui lungometraggi. Reuters afferma inoltre che si tratta di un accordo valido per i soli Stati Uniti, dunque dovremo aspettare ancora per sapere se la famosa nuova piattaforma di streaming Disney arriverà anche in Italia o se tutto resterà com’è.

Fonte: CNBC, Inside the Magic
