Impazza sul web il fenomeno Hullabaloo.
Noi ne abbiamo già parlato QUI, ma per chi non lo sapesse si tratta di una campagna di crowdfunding lanciata da ex artisti Disney per realizzare il loro lungometraggio, chiamato appunto Hullabaloo. Si tratta di una storia dalle atmosfere steampunk che vede due ragazze appassionate di scienza invischiate in un mistero. Fin qui tutto normale, se non fosse che il suddetto film è in animazione tradizionale.
La reazione di chi segue l’animazione da vicino è di inevitabile tristezza. Dal 1995 (anno di uscita di Toy Story, il primo lungometraggio realizzato completamente in computer grafica), l’arte dei disegni a mano ha iniziato il suo rapido declino. La novità della CGI “tirava” tantissimo e tutti gli studi interpretarono gli incassi di Toy Story in modo inequivocabile: il 2D, ormai, è cosa vecchia. In realtà la Disney non si arrese subito, ma una serie di politiche sbagliate unite alla minaccia della concorrenza la portarono a dichiarare morta l’animazione tradizionale anche nel loro studio principale, quello che l’arte dell’animazione l’aveva inventata negli anni ’30. Via gli animatori storici, via lo studio 2D; da Chicken Little in poi si cambia musica.
Ed ecco perché la situazione attuale dell’animazione 2D è quella di Hullabaloo. Qualche coraggioso che ci prova c’è ancora, ma è necessario partire dal crowdfunding, consapevoli che nessuna major investirebbe in un film animato a mano.
C’è però un particolare che sembra far crollare il castello di carte delle grandi case di produzione. Il mantra ripetuto finora è stato che il 2D è ormai superato e che le nuove generazioni sono più affascinate dalle potenzialità del fotorealismo della CGI.

















