Glen Keane, una delle leggende dell’animazione viventi, sarà il protagonista della prossima mostra del Walt Disney Family Museum, il museo di San Francisco che celebra la persona e il genio di Walt Disney e la sua eredità.
Keane è stato un animatore chiave per lo studio, avendo dato vita ad alcuni tra i suoi personaggi più amati tra cui la sirenetta Ariel, la Bestia, Aladdin, Pocahontas e Tarzan. La sua ultima collaborazione con la Disney è stata il film Rapunzel, dopodiché ha deciso insieme ad altri animatori 2D di lasciare lo studio e di intraprendere una carriera in proprio. Da allora ha realizzato diversi progetti tra cui il corto Duet, parte del progetto Google Spotlight Stories, e più recentemente il corto Dear Basketball in collaborazione con il campione del basket Kobe Bryant, opera che quest’anno potrebbe fruttargli una nomination all’Oscar.
La mostra, intitolata Make Believe: The World of Glen Keane, includerà artwork e bozzetti originali sia dai film Disney che dai suoi lavori personali. I visitatori del Walt Disney Family Museum potranno vederla dall‘8 marzo al 3 settembre 2018.

Walt Disney
Lucca Comics & Games rappresenta da sempre un’ottima vetrina per presentare anteprime e lanciare nuovi prodotti, cinematografici e non. The Walt Disney Company Italia quest’anno non ha perso l’occasione per portare in fiera i suoi film di punta della stagione invernale, ovvero Thor: Ragnarok (che abbiamo recensito qua) e Coco, il nuovo progetto originale targato Pixar che uscirà nelle sale italiane il 28 dicembre. Di quest’ultimo sono stati proiettati in anteprima i primi 30 minuti.
“Coco racconta la storia del giovane Miguel che sogna di diventare un celebre musicista come il suo idolo Ernesto de la Cruz ma non capisce perché in famiglia sia severamente bandita qualsiasi forma di musica, da generazioni. Desideroso di dimostrare il proprio talento, a seguito di una misteriosa serie di eventi Miguel finisce per ritrovarsi nella sorprendente e variopinta Terra dell’Aldilà. Lungo il cammino, si imbatte nel simpatico e truffaldino Hector; insieme intraprenderanno uno straordinario viaggio alla scoperta della storia, mai raccontata, della famiglia di Miguel.“
La trama che avete appena letto racchiude gli avvenimenti che si svolgono nei primi trenta minuti visti in anteprima, proiettati in inglese con sottotitoli in italiano. È quasi impossibile farsi un’idea del film dopo aver visto solo questo quarto di pellicola, ma quello che salta subito all’occhio sono l’accuratezza e l’attenzione con cui è stata creata l’ambientazione. Questa cura risponde all’esigenza di creare sia qualcosa di culturalmente accurato, nonché di un ambiente inclusivo non solo per i personaggi che vi si muovono dentro, ma anche per il pubblico, che viene trasportato negli usi e costumi di una cultura lontanissima dalla propria. Lo sforzo fatto in questa direzione è ancora più evidente nel mondo dei morti, dove l’organizzazione, i ruoli degli scheletri e l’architettura si pongono da ponte tra le strutture del nostro mondo e la cultura messicana che permea tutto il film.
Oltretutto, già questi primi minuti mettono in evidenza il grande pilastro che sorreggerà la storia del film: la componente familiare, onnipresente sia nel mondo dei morti che dei vivi. Questo non fa che sottolineare la forte connotazione formativa del film, che probabilmente porterà il protagonista Miguel a interrogarsi su sé stesso e sul ruolo che la sua intera famiglia ha nella sua identità: saranno un ostacolo da superare o il collante e la rampa da cui spiccare il volo?
Dovremo aspettare il film completo per scoprirlo, ma l’impressione che se ne trae dalla prima mezz’ora è che all’incredibile precisione nella costruzione degli ambienti non faccia eco una trama all’altezza (le premesse sono piuttosto classiche e “già viste”, con il tipico sogno impossibile dell’adolescente ostacolato dalla famiglia). Manca quel guizzo di genialità che rende tali i film Pixar e la speranza, dai commenti entusiasti da oltreoceano, è che sia tutto nella seconda parte.

Il film sarà diretto da Lee Unkrich (Toy Story 3) e Adrian Molina. La colonna sonora sarà curata da Michael Giacchino. mentre Germaine Franco, Robert Lopez e Kristen Anderson-Lopez scriveranno le 11 canzoni che troveremo tra le 35 tracce musicali del film.
Jerry Lewis e Walt Disney: tre collegamenti tra due dei più grandi intrattenitori del novecento!
La notizia è arrivata poco fa: a Las Vegas, alla veneranda età di 91 anni, si è spento il mitico Jerry Lewis, attore, comico e regista statunitense celebre negli anni ’50 e rimasto sempre attivo nel mondo dello spettacolo.
Siamo certi che molti di voi lo conosceranno.
Meno, forse, sapranno che la carriera di Joseph Levitch (questo il suo vero nome, mutato per le chiare origine ebree) si è incontrata almeno in tre momenti con quella del nostro amato Walt Disney.
- Never Smile at a Crocodile,
“Never Smile at a Crocodile” è una delle canzoni tagliate da Le Avventure di Peter Pan, il 14° Classico degli attuali Walt Disney Animation Studios. Scritta da Frank Churchill, è tuttavia possibile ascoltare la melodia all’interno della pellicola d’animazione del 1953. Le parole scritte da Jack Lawrence, invece, furono rese pubbliche lo stesso anno grazie all’interpretazione di Jerry Lewis.Potete ascoltare il brano cliccando QUI.
La canzone fu talmente apprezzata da diventare uno dei dieci brani più ascoltati dai bambini quell’anno.
- Disneyland Resort,
Esattamente 62 anni fa, ad Agosto, Jerry Lewis visitò il meraviglioso Disneyland Resort di Anaheim. Il comico visitò il parco poco tempo dopo la sua apertura.
La visita è documentata da una serie di foto. Ve ne riportiamo due di seguito.
Nella prima è stato immortalato al fianco di Milton Berle (altra figura nota del mondo televisivo statunitense dell’epoca) e Tom Nabbe. L’evento fu riportato persino sul The Disneyland News con il titolo seguente “Welcome Miltie & Jerry To Disneyland”.
Nella seconda foto, invece, l’attore è con il figlio Gary sull’attrazione Mr. Toad’s Wild Ride.
- What’s My Line?
Nel 1955, Walt Disney fu ospite di una delle seguitissime puntata di “What’s My Line”, un gioco televisivo andato in onda in America sulla CSB dal 1950 a 1967.Durante quella puntata, tra i concorrenti, vi era anche l’amato Jerry Lewis.
Vi lasciamo di seguito il video.
Quale collegamento fra questi due uomini vi ha più colpito?
Speriamo, in questo modo, di celebrare e ricordare insieme questi due grandi del passato.
Wonderful World of Walt, un raro audio di Walt Disney animato in stop motion
Gli artisti di Creative Capers hanno preparato un regalo speciale per tutti gli appassionati Disney. Tramite la magia dell’animazione in stop motion hanno infatti ridato vita a Walt Disney recuperando una rara registrazione audio e rendendola fruibile ai fan gratuitamente su YouTube.
Walt è stato ricostruito tramite la stop motion (un tipo di animazione che prevede l’utilizzo di pupazzi e marionette), ricreando persino il suo ufficio e gli oggetti sulla sua scrivania. Possiamo così ascoltarlo raccontare la storia dell’incontro con un piccolo fan, che rimane deluso quando il signor Disney gli rivela di non essere lui a disegnare i suoi cartoni animati o a scriverne le storie.
Il corto è diretto da Terry Shakespeare e David Molina e fa parte di una serie; il secondo episodio verrà pubblicato prossimamente.
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=gygO_bal_5w&w=560&h=315]
Oceania, la data d’uscita italiana e le copertine delle edizioni DVD e Blu Ray
Attraverso il sito ufficiale della distribuzione italiana della The Walt Disney Company è stata rivelata la data d’uscita delle edizioni Home-Video di Oceania, l’ultimo film dei Walt Disney Animation Studios a esser uscito in sala.
Così possiamo comunicarvi che dal 26 aprile prossimo potrete tranquillamente vedere il film seduti sul divano della vostra abitazione.
UPDATE: Ecco anche i contenuti speciali che troverete nell’edizione Blu-Ray.
- Cortometraggio Testa o Cuore di Leo Matsuda
- Bonus clip A Pesca con protagonista Maui
- Voce delle isole, un approfondimento che mostra come gli abitanti delle Isole del Pacifico abbiano aiutato i registi nella realizzazione del film
- Le cose che non sapevi, clip con tutti i segreti dal backstage del film
- La moda isolana, approfondimento sulla creazione dei costumi
- Clip che presentano gli artisti che hanno lavorato alla colonna sonora: Lin-Manuel Miranda, Opetaia Foa’i e Mark Mancina
- Video musicale di Oltre l’orizzonte di Alessia Cara
- Video musicale di Oltre l’orizzonte in versione multilanguage
- Canzone eliminata Warrior Face
- Clip con tutti gli easter egg del film
Vi mostriamo di seguito le copertine ufficiali delle varie edizioni.
Che cosa ne pensate?
“Tremila anni fa, i più grandi navigatori al mondo viaggiavano attraverso l’Oceano Pacifico Meridionale, alla ricerca di nuove isole da scoprire. Ma poi, per un millennio, i loro viaggi si interruppero… e a oggi nessuno sa il perchè. Dai Walt Disney Animation Studios arriva Moana, una travolgente avventura animata in CGI che vede come protagonista una vivace adolescente che naviga in una audace missione per dimostrare a sè stessa di essere un grande avventuriera e finalmente completare un’incompiuta missione dei suoi avi. Durante il suo viaggio incontrerà quello che una volta era un potete semi-Dio, Maui, e insieme attraverseranno il mare aperto in un viaggio ricco di azione, incontrando enormi creature infuocate e ostacoli impossibili.”
Il Classico è diretto dal mitico duo formato da Ron Clements e John Musker, già autori di capolavori come La Sirenetta, Aladdin, Hercules, Il Pianeta del Tesoro e La Principessa e Il Ranocchio. Dwayne Johnson (The Rock) e Auli’i Cravalho sono i doppiatori originali dei due protagonisti. Lin-Manuel Miranda, aiutato dal veterano Mark Mancina, già autore per Tarzan e Koda – Fratello Orso, e da Opetaia Foa’i, musicista polinesiano, si è occupato della colonna sonora.
La Bella e La Bestia, ecco il nuovo Trailer italiano con la canzone di Ariana Grande e John Legend
Questa mattina, come vi avevamo annunciato, è stato diffuso il nuovo e definitivo Trailer de La Bella e La Bestia, il prossimo film dei Walt Disney Pictures Studios che arriverà nella sale statunitensi e italiane.
Fra scene inedite e la nuova versione di Beauty and The Beast di Ariana Grande e John Legend, ve lo mostriamo di seguito.
La Bella e La Bestia – Il Nuovo Trailer Italiano
– E quando cade l'ultimo petalo che succede? Quest'oggi inizia con il nuovo Trailer italiano de La Bella e La Bestia con tantissime nuove scene inedite e la versione di Beauty and The Beast interpretata da Ariana Grande e John Legend! -> https://imperodisney.com/2017/01/31/la-bella-e-la-bestia-ecco-il-nuovo-trailer-italiano-con-la-canzone-di-ariana-grande-e-john-legend/
Pubblicato da Impero Disney su Martedì 31 gennaio 2017
Che cosa ne pensate?
Il film uscirà al cinema il 17 Marzo 2017 e sarà diretto da Bill Condon.
Nel cast Emma Watson nel ruolo di Belle, Dan Stevens in quello della Bestia, Luke Evans (Gaston), Emma Thompson (Ms. Bric), Kevin Kline (Maurice),Ian McKellen (Tockins), Ewan McGregor (Lumière) e Josh Gad (Le Tont).
La colonna sonora sarà nuovamente curata da Alan Menken e riproporrà brani sia tratti dal Classico dei Walt Disney Animation Studios che dal suo adattamento a Broadway.
IL 2016 DI IMPERO DISNEY – I PREFERITI (E NON) DI Kerm
Il 2016 sta per terminare ed è stato un anno da record! Riviviamolo studio per studio mentre aspettiamo di gustarci tutte le novità che la Casa di Topolino ha serbato per il 2017!

These are Kerm’s 2016 favourites (and more…)!
Film d’animazione
Dopo due anni di pausa, ecco che Walt Disney Animation Studios e Pixar tornano a scontrarsi pacificamente al box office (uno “scontro” che se vogliamo vede soltanto un vincitore: una Company che raggiunge un grande record in termini di incassi). Sono due i nuovi Classici, diretti tra l’altro da due coppie di grandissimi artisti disneyani, la prima inedita, l’altra ben navigata: parliamo di Rich Moore e Byron Howard per Zootropolis e di John Musker e Ron Clements per Oceania.
I registi dei due film in CGI più belli degli ultimi anni uniscono le forze per una nuova storia originale, riprendendo un tratto caratteristico della tradizione: gli animali antropomorfi. Nasce così Zootopia, arrivato qui come Zootropolis, un film davvero bello, molto politico e concepito probabilmente anche in relazione agli eventi che stanno segnando la contemporaneità. Un messaggio forte di dialogo e condivisione con chi è diverso, anche se agli antipodi, e un invito a dare sempre il meglio di sé. Senza dubbio il miglior lungometraggio dell’annata. Visivamente memorabile la sequenza di apertura sulle note dell’unica canzone del film, Try Everything cantata da Shakira, durante la quale ci viene mostrata la fantastica città di Zootropolis, che speriamo di poter visitare ancora più a fondo in futuro (magari non coinvolgendo per forza i bellissimi personaggi già visti nella pellicola di quest’anno).

Dopo aver reso grande quel periodo denominato “Rinascimento Disney”, e aver inaugurato l’era “Disney Revival” con La Principessa e il Ranocchio, non poteva certo mancare una nuova opera targata Musker & Clements. Perfettamente inserito in quella “zona grigia” tra innovazione e tradizione, il duo fa il suo debutto nel mondo dell’animazione interamente a computer con Oceania. Ritroviamo in questo lungometraggio, destinato a totalizzare grandi cifre al box office: una trama lineare e scorrevole che ricorda molto, in materia di struttura, alcuni dei loro primi lavori come La Sirenetta e Aladdin; la forma del musical, già riportata in auge da Rapunzel – L’Intreccio della Torre (co-diretto da Nathan Greno e da quel Byron Howard del quale parlavamo poco fa) e poi dall’ormai famoso Frozen – Il Regno di Ghiaccio; la contaminazione di generi e culture, come sperimentata in parte in Hercules, dove tra l’altro i due avevano avuto già a che fare con la mitologia e le divinità. Dalla tradizione però torna anche a farci visita (e con piacere vediamo che la cosa inizia a diventare più frequente) l’animazione tradizionale, quella di primissima qualità firmata nientepopodimeno che da due leggende del disegno animato Disney come Eric Goldberg e Mark Henn. In queste scene avviene qualcosa di straordinario e che fino ad ora sembrava irrealizzabile, non da un punto di vista tecnico quanto di intenzioni: se negli anni 80-90 erano personaggi animati in 2D a muoversi su fondi e ambienti ricreati in computergrafica, in Oceania possiamo vedere esattamente l’opposto. Il risultato? Sequenze pazzesche che rendono giustizia alla cultura polinesiana e a noi sostenitori di una convivenza tra animazione tradizionale e CGI nel panorama cinematografico. Forse un prodotto meno maturo delle ultime pellicole del duo (soprattutto rispetto a Il Pianeta del Tesoro, che viene in qualche modo “citato” grazie al tema della navigazione), ma non per questo meno godibile. Menzione speciale alle canzoni (adattamento in italiano a parte), alcune dal sapore più esotico firmate da Opetaia Foa’ì, e altre ad opera del compositore hip-hop/R&B Lin-Manuel Miranda che introduce il genere rap in un film Disney dopo averlo portato a Broadway con Hamilton: An American Musical.

Gli studi di Luxo portano nelle sale il primo dei sequel che caratterizzeranno interamente i prossimi anni (fatta eccezione per Coco): Alla Ricerca di Dory. Un film ben riuscito che riprende molte tematiche già affrontate nel suo predecessore (prima fra tutte quella della disabilità, stavolta anche di natura neurologica e non soltanto fisica). La domanda che viene da porci è però: quanto ne sentivamo il bisogno? La risposta è “poco o per niente”. È una nuova storia che colma sì qualche dubbio lasciato in precedenza, ma su cui probabilmente gli spettatori non avevano esigenza di soffermarsi. Probabilmente approfondire il destino dei pesci dell’acquario da quel fatidico “E adesso?”, sarebbe stato più strettamente collegato alla pellicola originale da un lato, forse più scontato dall’altro. La scena del camion è quella su cui nutro le maggiori perplessità, non per i toni decisamente sopra le righe, ma perché sembra che il mondo sottomarino costruito da Andrew Stanton interferisca in modo troppo incisivo con il nostro.
Cortometraggi d’animazione
Anche qui è battaglia tra i due studi: la Pixar schiera il suo Piper, la Disney Testa e Cuore. Due corti adorabili e di grande valore artistico che rappresentano due modi altrettanto corretti per fare animazione. Piper, la storia di questo uccellino pronto a fare un grande passo nel suo processo di crescita, con tutte le difficoltà del caso. Muto, accompagnato da un elegante e deciso clavicembalo protagonista della traccia composta da Adrian Belew, è una delicata perla di emozioni. Seppur meno intenso di Parzialmente Nuvoloso o de La Luna, sa regalare molto più calore di alcuni lungometraggi d’animazione visti di recente. Un impressionante fotorealismo (da paura l’animazione della sabbia) anche nel design dei personaggi, che non compromette la possibilità di comunicare e agire in modo tipicamente cartoonesco. Davvero eccellente.

Ma se da una parte l’animazione riproduce in modo molto fedele la realtà, i WDAS ci propongono Testa e Cuore, un divertentissimo corto che trae la sua ispirazione dall’ormai noto cortometraggio del 1943 Reason and Emotion, come il meraviglioso film Pixar dell’anno scorso intitolato Inside Out. Tanti inserti in 2D, design stilizzato e irresistibile, divertente, emozionante, con una morale che nel mondo di oggi va tenuta sempre più presente, colonna sonora gradevolissima… insomma, la Disney che ci piace!
Film in live action
Il GGG è uscito da poco e non ho avuto ancora il piacere di vederlo. Da Alice Attraverso lo Specchio mi aspettavo sinceramente molto di più (salvo un Sacha Baron Cohen surreale, anche se comunque un tantino sottotono rispetto ai suoi standard) sia per il soggetto, sia per la regia di James Bobin che qualche anno fa aveva sfornato un film sui Muppet davvero stupendo. Il Libro della Giungla di Jon Favreau e Il Drago Invisibile di David Lowery si inseriscono anch’essi in questa sfilza di remake in live action programmati dalla Company per questi anni. L’uso quasi totale della CGI per quanto riguarda il remake del Classico del 1967 dovrebbe farci riflettere sul concetto stesso di “live action”, a maggior ragione considerando che lo stesso Favreau continuerà a prendere parte a progetti del genere, dirigendo il sequel della pellicola di quest’anno e il remake de Il Re Leone, dove ricordiamo che non c’è alcun personaggio umano che possa essere interpretato da attori in carne ed ossa. Malgrado tutto risulta un film godibile, abbastanza distante dal cartone animato soprattutto in fatto di atmosfere, ma con qualche richiamo forte come la presenza di “The Bare Necessities” e di “I Wanna be Like You” (cantata peraltro da Giancarlo Magalli, il nostro Filottete. Azzardo a dire che tanti di noi vorrebbero più personaggi doppiati da Magalli, sia per la simpatia, sia per il talento: il suo Re Luigi è fantastico). Con Il Drago Invisibile la Disney affronta in misura nettamente inferiore il confronto con il lungometraggio di riferimento, Elliot il Drago invisibile del 1977, pressoché sconosciuto alle nuove generazioni. Il film è carino, nulla di memorabile, ma piacevole. A mio parere però la Disney commette un unico errore: nella loro presentazione iniziale (ovvero un bimbo che cresce da solo in una giungla/foresta diventando amico di creature non umane), i due film appaiono troppo simili rendendo inevitabile un confronto e una sensazione di “già visto” che penalizzano la pellicola di Lowery. C’è però da sottolineare che Mowgli e Pete sono personaggi profondamente diversi, e non possiamo liquidare il secondo definendolo un “Mowgli ripulito” come alcuni commentatori hanno fatto. Anche i loro amici animati svolgono funzioni totalmente differenti (Bageera, Baloo e il branco dei lupi sono dei veri e propri mentori; Shere Khan, Kaa, e King Louie sono antagonisti a tutti gli effetti; Elliot è più un animaletto domestico) così come la presenza e il ruolo degli umani. Ma non sarebbe stato più appagante poter vedere anche qualcosa di totalmente originale sulla scia di Tomorrowland – Il Mondo di Domani?

Come già annunciato l’anno scorso, i Marvel Studios si sono stabilizzati su due uscite l’anno. Ma non contenti, Kevin Feige e company nel 2017 passeranno addirittura ad uno standard di 3 pellicole all’anno (nella fattispecie gli attesissimi Guardiani della Galassia Vol. 2, Thor: Ragnarok, e Spider Man: Homecoming co-prodotto con la Sony). Due titoloni quelli del 2016, Captain America: Civil War e Doctor Strange.
I Russo tornano a raccontare le avventure di Steve Rogers, ma in un quadro decisamente diverso rispetto a prima. La trama riprende esattamente da dove Avengers: Age of Ultron ci aveva lasciati, rendendo i due lungometraggi inscindibili. Esattamente come il film di Joss Whedon, Civil War mette in scena una grande quantità di personaggi, testando la capacità del team di sceneggiatori composto da Christopher Markus e Stephen McFeely e dei registi stessi di gestire la coralità in vista dell’attesissimo terzo film sugli Avengers che come sappiamo chiamerà in causa Thanos armato di Guanto dell’Infinito e vedrà Vendicatori e Guardiani della Galassia (e forse altri personaggi) unire le forze per sconfiggerlo (ricordiamo che la prima parte si chiamerà Avengers: Infinity War. La seconda non ha ancora un titolo e arriverà a distanza di un annetto). Si tratta comunque di un ottimo thriller politico, con bellissime sequenze d’azione e nel quale ogni personaggio riesce ad essere gestito al meglio, a prescindere dallo screentime. Invece, passando al film di Scott Derrickson, si attendeva da tanto un lungometraggio incentrato su Stephen Strange. L’attesa ha dato i suoi frutti: il film riesce a mettere a fuoco in modo eccellente il personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch e, in qualche modo, pone le basi per un universo (anzi, un multiverso) Marvel diverso, che probabilmente vedremo dopo la grande battaglia contro il Titano Pazzo. Visual effects bellissimi e mai come in questo caso utilissimi alla narrazione. Unica pecca: Kaecilius. La Marvel deve ancora sfornare un antagonista davvero temibile e carismatico (a parte Loki).

In queste ultime settimane abbiamo potuto assistere anche all’ultima fatica targata LucasFilm: Rogue One – A Star Wars Story, il primo spin off della saga creata negli anni settanta da George Lucas. L’idea è più che buona, rappresenta un ottimo compromesso per continuare e usare un determinato marchio ma raccontare storie originali e non scontate (un po’ quello che auspicavo per Zootropolis all’inizio e che suggerirei di accarezzare anche per Toy Story) che coinvolgono altri personaggi e ambienti di quello stesso mondo. L’impianto narrativo è lineare e ci sono degli spunti molto interessanti (i ribelli devono comportarsi anche “male”, gli estremisti…) e la spiegazione del perché una stazione spaziale così all’avanguardia come la Morte Nera avesse un punto debole così “vistoso” e banale, è perfetta. Ma il modo di raccontare le vicende è abbastanza confuso, per non parlare dei protagonisti: Jyn è completamente fuori dalla storia, gli eventi le scivolano addosso, non si riesce a creare un legame con lei, idem Cassian; ben riuscito invece il comprimario Chirrut e non dispiace neanche la sua controparte Baze; Saw Guerrera avrebbe meritato più spazio, si vede davvero poco e non soddisfa. Un vero peccato poiché date quelle premesse e alla luce dell’ultimo atto del film, poteva essere il miglior film targato Star Wars mai realizzato.

Serie Tv
Super dominio Marvel in fatto di serie televisive: il 2016 ne ha viste uscire addirittura 4, più una miniserie web! Cominciamo in ordine di anzianità. Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. conclude la sua terza stagione nella prima parte dell’anno in modo abbastanza convincente: ci si aspettava di più dai Secret Warriors invero, ma la minaccia rappresentata da Hive è molto interessante. Personaggio migliore assolutamente il Gideon Malick di Powers Boothe, che avevamo visto già interagire al cinema con Nick Fury in The Avengers. L’apertura della quarta stagione, dai toni più dark (tanto da valerle uno spostamento di orario) introduce Ghost Rider in modo efficace e originale oltre ai famigerati LMD, dei quali si parlava fin dalla prima stagione dello show. In questo arco ritroviamo il divertentissimo Dr. Radcliffe interpretato da John Hannah e l’energica inumana Elena “Yo-yo/Slingshot” Rodriguez con le fattezze di Natalia Cordova-Buckley. In particolare quest’ultima è un personaggio riuscito perfettamente, tanto da dedicarle anche la mini-webserie Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. – Slingshot, brevissima ma molto accattivante. Molto interessante anche Jeffrey Mace, il nuovo direttore dello S.H.I.E.L.D., interpretato da Jason O’Mara e per il quale si aspettano nuovi sviluppi al rientro.

Quest’anno è tornata a farci visita anche l’agente Peggy Carter con la seconda stagione di Marvel’s Agent Carter. Purtroppo per il momento sono stati gli ultimi episodi che abbiamo potuto vedere con protagonista Hayley Atwell nei panni dell’unica donna tra gli operativi dell’SSR, in quanto la serie non è stata rinnovata. C’è da dire che queste ultime 13 puntate sono state di un livello nettamente inferiore rispetto alle 9 del 2015. La trama era piuttosto banale e poco accattivante e i continui giochi sulla vita sentimentale della protagonista combattuta tra il suo collega Daniel Sousa (Enver Gjokaj) e il Dr. Wilkes (Reggie Austin) alla lunga stancano. Sempre impeccabile Jarvis, interpretato da James D’Arcy e ottima la chimica con la Atwell. È bello che in Agents of S.H.I.E.L.D. abbiano fatto menzione (e anche qualcosa in più) degli eventi raccontati in questa serie e speriamo, fiduciosi visto il finale aperto, di rivedere l’agente Carter e gli altri in nuove avventure… magari su Netflix.
E proprio Netflix sforna altre due serie: la seconda stagione di Marvel’s Daredevil e il terzo serial del filone che sfocerà nel 2017 in The Defenders, ovvero Marvel’s Luke Cage. La realizzazione tecnica è sempre da togliere il fiato e sicuramente si prestano entrambe perfettamente al binge watching come se fossero lunghissimi film di 13 ore. Le trame stavolta risultano un po’ meno convincenti: il diavolo di Hell’s Kitchen parte benissimo con l’introduzione del personaggio di The Punisher interpretato da Jon Bernthal (talmente ben riuscito da meritare una nuova serie in solitaria). La trama però mette troppa carne al fuoco con l’introduzione di Elektra e de La Mano: una digressione mistica che non si comprende appieno e che convive in modo confusionario con l’arco del Punitore. Bellissimo il ritorno di Vincent D’Onofrio, sempre magistrale nella sua interpretazione. Luke Cage l’abbiamo conosciuto già in Marvel’s Jessica Jones, e non mi aveva dato l’impressione di un personaggio molto carismatico. Riesce però a sostenere il peso dei tredici episodi, aiutato in modo considerevole dalla già nota infermiera Claire Temple (Rosario Dawson) e dalla detective Misty Knight (Simone Missick). La trama diventa avvincente verso la seconda metà, lo spaccato su Harlem è significativo. Purtroppo non convince fino in fondo: risulta lenta e il decollo avviene di sicuro in ritardo.

Infine ci sono stati gli ultimi episodi di un’altra serie non rinnovata: se vi avevo parlato de “I Muppet” in maniera entusiasta già alla fine del 2015, il reboot creativo che era stato annunciato ha dato i suoi frutti. Sono da sempre contrario al fan service, ma quanto fatto con la banda di pupazzi creata da Jim Henson, è più un “richiamo all’ordine”: finalmente ritroviamo quelle caratteristiche che hanno reso grande il Muppet Show, quel cuore che avevamo visto battere a intermittenza torna in modo consistente a farsi sentire smussando un po’ quel cinismo mostrato all’inizio. Torna la musica, tornano alcuni sketch, con le dovute rivistazioni, cult… insomma, tornano i Muppet che il pubblico ama. È un peccato non aver continuato con la produzione di nuovi episodi su questa scia.

Il 24 dicembre su Rai Storia il documentario La vera storia di Walt Disney
La vigilia di Natale sarà completamente a tema Disney: non ci sarà solo la programmazione natalizia dei classici , ma anche Rai Storia (canale 54 del digitale) ci farà un regalo speciale dedicato a Walt Disney.
A 50 anni dalla sua scomparsa sarà infatti trasmesso il documentario della BBC La vera storia di Walt Disney, finora inedito in Italia. Questa la descrizione sul sito del canale: “la più recente, completa ed intima biografia su uno dei narratori piu influenti d’America: dai primi cortometraggi alla creazione di Disneyland, il parco a tema nel quale i suoi film diventano realtà. Ma se la sua opera è conosciuta in tutto il mondo, la sua personalità appare un vero enigma. Per molti, era esattamente come appariva in video, il rassicurante zio Walt, schivo ed entusiasta. Per altri, aveva un carattere dominante e quasi tirannico nella gestione dei suoi studios, anche nei confronti del suo socio e fratello maggiore Roy. Anche la sua opera divide anche la critica tra detrattori e ammiratori.”
Il documentario sarà diviso in due parti: la prima sarà trasmessa il 24 dicembre alle ore 21.10, la seconda il sabato seguente (31 dicembre) allo stesso orario.
Qui sotto il trailer del documentario:
#Savethedate ? Sabato 24 dicembre alle 21:10, nel giorno della vigilia di Natale, la storia e la magia dei film d'animazione nello speciale #WaltDisney: il doc che racconta uno dei narratori piu influenti d'America, dai primi cortometraggi alla creazione di Disneyland.
Pubblicato da Rai Storia su Martedì 20 dicembre 2016
La favola con lieto fine la conosciamo tutti. Sappiamo tutti come un ragazzino che veniva da un’umile famiglia contadina sia riuscito con tenacia a diventare un disegnatore. Sappiamo come ha creato il suo personaggio più famoso, Mickey Mouse, di ritorno da un viaggio di lavoro in treno e ispirandosi a un topolino che aveva addomesticato. Sappiamo come arrivò a fare ogni sorta di follie per produrre il suo primo lungometraggio animato. Sappiamo che infine costruì un impero.
E tuttavia, anche quando la strada ci sembra già tracciata in modo chiaro, la verità è che ci sono storie che restano nell’ombra e vengono dimenticate. Spesso sono tasselli fondamentali che rimangono in silenzio, in attesa che uno storico o un artista restituisca loro la voce.
The Moneyman, per esempio, è un libro imprescindibile. La graphic novel racconta la vita di Roy Oliver Disney, fratello del ben più famoso Walt, personaggio schivo e riservato che rifiutò per tutta la vita di comparire davanti alle telecamere e lavorò dietro le quinte lasciando la gloria al fratellino minore. The Moneyman ci narra una storia perduta che andava raccontata, e che soprattutto andava raccontata con questa cura, con questo rispetto e con questo amore per la materia, o dovrei dire per le persone trattate.

Perché se è vero che l’impero Disney è nato dal genio visionario di Walt, dalla sua incredibile capacità di precorrere i tempi e dalla sua volontà d’acciaio che non si fermava davanti a niente e nessuno, è anche vero che senza le abilità imprenditoriali di Roy ben poco si sarebbe realizzato concretamente. E i cinque autori di The Moneyman – Alessio De Santa, Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori e Lavinia Pressato – ce lo mostrano chiaramente mettendo a confronto i due fratelli e tratteggiando con efficacia da una parte il sognatore che non si pone limiti e dall’altra l’uomo d’affari che tenta di riportarlo con i piedi per terra.
Il tutto è visto con gli occhi di una qualsiasi di noi comuni appassionati: una signora che, insieme alla figlioletta, incontra per caso Roy Disney nella hall di un albergo e si appassiona alla sua storia. L’espediente ci permette non solo di ascoltare i ricordi di Roy direttamente da lui, ma soprattutto di demolire subito due certezze che anche noi, come il personaggio della signora, davamo per scontate: di signor Disney non ce n’è solo uno e i cartoni “di Walt Disney” non sono davvero disegnati da Walt Disney. (E a proposito di disegnatori, stupenda la breve ma doverosa sottotrama dedicata a Ub Iwerks, colui che disegnò e animò tutti i primi corti di Topolino; un’altra storia ancora troppo nell’ombra e che andrebbe raccontata di più.)
The Moneyman è dunque un volume che non può assolutamente mancare nella libreria di un appassionato di animazione Disney. Non si può infatti comprendere la figura, l’arte e la filosofia di Walt e dell’azienda tutta se non si tiene conto dell’altra metà che lo ha aiutato a costruirne le fondamenta, suo fratello Roy.

Scheda prodotto:
Titolo: The Moneyman – La vera storia del fratello di Walt Disney
Autori: Alessio De Santa, Filippo Zambello, Lorenzo Magalotti, Giulia Priori, Lavinia Pressato
Casa editrice: Tunué
Collana: Prospero’s Books
Formato: 17×24
Pagine: 176 a colori
Prezzo: 16,90 euro
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Alice Attraverso Lo Specchio, le informazioni sull’edizione Home-Video italiana
Dal 19 ottobre arriverà nei migliori negozi in Blu-Ray 3D, Blu-Ray, Dvd e in formato Steelbook uno degli ultimi film dei Walt Disney Pictures Studios: Alice Attraverso lo Specchio, la spettacolare nuova avventura basata sugli indimenticabili racconti creati da Lewis Carrol che vede Alice di nuovo catapultata nel Sottomondo per un incredibile viaggio nel tempo con l’intento di salvare l’amico suo più vero: il Cappellaio Matto.
Di seguito potrete vedere le copertina scelte per l’Italia.
Molti i contenuti speciali: si comincia con Dietro Lo Specchio in cui il regista James Bonin rivela i dettagli del Making Of del film, mentre per scoprire proprio tutto sulle strane e bizzarre creature del film ecco Personaggi di Sottomondo. Per immergersi completamente nell’atmosfera di questa incredibile avventura e venire catapultati nelle sequenze clou, disponibili Alice Attraversa lo Specchio: Entriamo nella Scena e Alice Attraversa il Castello del Tempo: Entriamo nella Scena.
Il Tempo è Partito vede come protagonista l’eclettico Sacha Baron Cohen che svelerà i segreti della sua preziosissima cronosfera.
I costumi giocano un ruolo fondamentale nella creazione della magica atmosfera di questo film e la costume design tre volte premio Oscar® Collen Atwood spiega come hanno preso forma i vestiti dei personaggi in Facciamo Il Punto: i Costumi di Sottomondo.
Per finire l’irrinunciabile Commento Audio e le Scene Eliminate.
Quale versione acquisterete?










